Perché la riforma della giustizia rischia di compromettere la solidità dell’impianto costituzionale
Non entro nel merito del contenuto della riforma sulla giustizia, ma nel metodo con il quale la si presenta al voto popolare con il referendum. La Costituzione è ciò che unisce tutti i cittadini italiani, è l’eredità preziosa di persone di altissimo spessore morale ed altissimo livello intellettuale (De Gasperi, Dossetti, Togliatti, La Pira, Nenni, Calamandrei, La Malfa, Einaudi e tanti altri) che hanno provato a dare un nuovo indirizzo comune ad un popolo devastato, sconfitto, diviso, impoverito e confuso.
Quella Costituzione è stato il fondamento sicuro della nostra democrazia, della nostra convivenza civile e ci ha guidato e sorretto per 80 anni, anche negli anni più bui (gli anni di piombo, mani pulite ecc). Ora ci dicono che questa “illustre Signora” è diventata vecchia, deve andare in pensione, dobbiamo aggiornarla per rendere il nostro paese più moderno ed efficiente.
La Costituzione è stata approvata nel dopoguerra da un’Assemblea di eletti (senza premi di maggioranza) con l’88% di voti favorevoli e solo il 12% di voti contrari.
Comunisti, Socialisti, Cattolici, Liberali hanno “voluto” raggiungere un punto di compromesso, un punto di equilibrio accettabile da tutte le parti politiche, si voleva un Patto che unisse tutti gli italiani, senza nessun vincitore e senza vinti.
Questa riforma sarà comunque un fallimento. E mi riferisco a tutto l’arco parlamentare. Mi hanno detto che si voleva efficientare la Giustizia, velocizzare i processi, ma non c’è stato confronto, non è stata nominata nessuna commissione di esperti di alto livello, non sono stati coinvolti gli organi della magistratura, non sono stati presi in considerazione provvedimenti alternativi, magari altrettanto incisivi senza toccare la Costituzione.
Nessun compromesso cercato, nessuna proposta di correzione presa in esame, nessuna apertura al confronto. È così e basta, muro contro muro.
Bisognava riformare la Giustizia? Bisognava velocizzare i processi? Probabilmente sì, ma allora, secondo me, si doveva mettere al lavoro una commissione ad hoc, con esperti di altissimo livello, coinvolgendo tutte le parti politiche ed ascoltando proposte e pareri dei magistrati. Si doveva concedere un tempo adeguato per arrivare ad un compromesso equilibrato, cui tutti avrebbero potuto dare un contributo, tutti avrebbero dovuto sacrificare qualcosa, tutti si sarebbero sentiti autori e vincitori. Impossibile? No. Era già avvenuto tra il 1946 ed il 1947. Altri tempi, altro spessore di uomini e donne che per la loro idea di politica avevano subito la prigionia e rischiato la fucilazione.
Cosa farò io? Non è molto importante. Voterò No, ma non per la qualità della proposta (non entro nemmeno nel merito), ma solo per una questione di metodo: non si può cambiare la Costituzione, il pilastro della convivenza civile, senza un’ampia condivisione. Non si tratta di una legge come un’altra.
E se questo sarà consentito, allora quale sarà il prossimo cambiamento? La riforma del Premierato? L’indebolimento del Presidente della Repubblica? La limitazione della libertà di espressione? Una riforma, qualunque ne sia la materia, della Costituzione non si può fare così… ne sono fermamente convinto.


