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sabato, Giugno 13, 2026

Dal piccolo al grande … ?

Guardando i telegiornali o leggendo le notizie

Guardando i telegiornali o leggendo le notizie sulle prime pagine dei quotidiani e facendo attenzione alle notizie che riguardano la politica siamo tutti posti di fronte alle vicende determinate dai capi degli USA piuttosto che dei vari stati europei o del resto del mondo. Trump, Putin, Zelensky, Netanyahu, per arrivare ai capi dell’Unione Europea e dello stato in cui abbiamo avuto il destino di vivere, l’Italia.

Ognuno di noi ha facoltà di ascoltare o di girare canale o di spegnere: difficile che si possano esprimere opinioni in grado di raggiungere i capi politici. Resta la possibilità di partecipare a manifestazioni che poi, con una certa frequenza, almeno negli ultimi tempi, sono state occasione di scontri tra manifestanti estremisti e forze dell’ordine. Con il carico di polemiche politiche successive.

Ma come fare? Sono un privato cittadino che si interessa di politica. Le situazioni possono essere molteplici a seconda di dove uno vive: in una città come Milano o Roma, in un paese con meno di 15.000 abitanti (e ce ne sono tanti) o poco di più.

Ricordo che a Milano, negli anni ‘60 vi erano partiti politici rappresentati nel territorio dalle sezioni. Democrazia Cristiana e Partito Comunista erano presenti con proprie sedi zonali. Nella sede DC si trovava regolarmente il direttivo locale (3 o 4 persone) ma non ricordo iniziative particolari di carattere politico che potessero mobilitare gente in zona. Per vedere gli iscritti bisognava attendere quelle una o due occasioni l’anno in cui si chiedeva agli iscritti di eleggere qualche rappresentante che potesse partecipare alle attività cittadine. Era il massimo a cui un iscritto poteva ambire, a meno di avere iniziativa e rendersi presente in ambito centrale avendo competenze specifiche utili. Ai tempi scrissi parecchi articoli per il Popolo Lombardo. In sezione Monforte non ricordo di aver mai visto donne.

Le realtà locali piccole potevano vedere la nascita di attività assai più partecipate, ne ho ricordi avendo io, in tempi ormai lontani, fatto cronaca locale per un quotidiano per cui mi capitava di andare a fare interviste o assistere a consigli comunali per riportarne i contenuti nella cronaca locale. Ma le donne?  E oggi? mentre le sedute del consiglio comunale di Milano erano seguite dai giornalisti non si notava una presenza importante di pubblico, io almeno non ne ho memoria. Ho memoria invece di consigli comunali seguiti da parecchio pubblico quando andavo in provincia. 

Temo che le cose siano più complesse e difficili di una sessantina di anni fa. Negli anni la disponibilità di fondi da distribuire anche ai comuni più piccoli per realizzare opere o mantenere servizi si è andata riducendo in modo piuttosto marcato.

La fonte che dobbiamo considerare è ovviamente quella dei dati ISTAT. I dati storici sono raccolti in un volume SOMMARIO DI STATISTICHE STORICHE DELL’ITALIA 1861-1965 edito nel 1968. Possiamo così considerare i dati del 1965 e confrontarli con quelli degli ultimi rilevamenti.

Parliamo quindi dell’Annuario del 2025. Già leggendo la sintesi si presenta un dato: il 69,9% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti. Parlare di Italia guardando ai massimi sistemi e riportando i problemi a dimensioni regionali può avere un senso, certo, ma poi? 

I comuni medi, cioè quelli tra i 5.000 e i 250.000 abitanti, sono 2.362 cioè il 29,9% dei comuni italiani ma in essi risiede il 68,8% della popolazione italiana. 11 comuni superano i 250.000 abitanti e nel complesso parliamo del 14,7% dei residenti in Italia. 

Perché riportare questi dati? Penso che un partito politico abbia come missione quella di proporre soluzioni valide ai problemi del Paese, partendo dalla considerazione della realtà del Paese. La distribuzione geografica della popolazione è però solo uno dei dati di cui si deve tenere conto. 

Demografia e immigrazione sono un tema importante nel cercare di guardare verso il futuro del nostro Paese, come d’altra parte la distribuzione nel territorio delle attività economiche.

Nel 1965 la popolazione residente era di 52.930.000 mentre gli emigranti furono 202.643: 196.470 verso i paesi europei, 6.173 verso paesi extra-europei. Nel biennio 2023-24, vi furono 270mila espatri dei cittadini italiani (+39,3% rispetto al biennio precedente) e 760mila immigrazioni di cittadini stranieri (+31,1%). Dal “Sommario delle statistiche storiche 1861-1965” non risultano dati perché il sommario registra solo i dati relativi ai cittadini italiani. Consultando le tabelle ISTAT contenute in “ASI-2025-volume-integrale.pdf” troviamo dati relativi alle immigrazioni di cittadini non italiani relative al 2024: queste sono state in quell’anno 434.579 mentre i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nello stesso periodo sono stati 290.219. Il 12,3% in meno rispetto al 2023. La quantità complessiva dei cittadini non comunitari con permesso di soggiorno nel 2024 si attestava a oltre 3 milioni e ottocentomila. mentre gli emigrati italiani nello stesso periodo sono stati 270.000. Sì ma negli anni precedenti? Cercando ho trovato un dato: 2001-2011 sono anni di censimenti. Nell’arco temporale intercensuario si contano 4 milioni 783 mila immigrazioni dall’estero contro 2 milioni 182 mila emigrazioni. I movimenti migratori interni, tra Comuni, risultano pari a 15 milioni 423 mila. Questi numeri, come dire, fotografano un processo decennale che si è determinato in Italia nonostante il quale oggi l’Italia si trova a dover affrontare una crisi demografica pesante.

Se riflettiamo sulle dinamiche del mondo del lavoro poi scopriamo che i dati ci parlano di una situazione sempre più pesante con una progressiva diminuzione di giovani pronti ad entrare nel mondo del lavoro e un aumento relativo di anziani, abbiamo sempre meno giovani che entrano nel mondo del lavoro e sempre più anziani che vi restano. Istat ha sviluppato previsioni in merito che arrivano fino al 2050. 

Quali politiche sviluppare? Con quale metodo? Partendo dalle realtà comunali piccole e medie o guardando alla realtà dei centri con più di 250mila cittadini? E con quali strumenti?

Le risposte possono essere date in modo diverso da quanto ci si potrebbe aspettare sulla base di quanto visto finora. Perché? perché la nostra comunicazione viaggia con i cellulari, i tablet e i personal computer, cioè con una rete che è slegata dal territorio nel senso che, se mi muovo, facilmente posso trovare ambiti in cui il mio cellulare continua a funzionare come se fossi a casa e così il tablet e se vado in giro comunque posso con una certa facilità ripristinare le mie connessioni alla RETE. E allora si affianca una seconda prospettiva alla precedente basata su un ancoraggio forte ai paesi e alle città dove poter incontrare fisicamente le persone: la RETE non pone vincoli fisici (non nel senso della partecipazione fisica agli eventi) ma permette una partecipazione comunque intensa alla elaborazione delle politiche.

Giulio Pirovano
Giulio Pirovanohttps://www.solidarieta-italia.org
Presidente di Solidarietà, Libertà, Giustizia e Pace

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