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venerdì, Maggio 15, 2026

Torniamo alla Costituzione

Appello promosso da 126 costituzionalisti: torniamo alla Costituzione

L’appello promosso da 126 costituzionalisti sulla legge elettorale non rappresenta soltanto una riflessione tecnica o giuridica. È, prima di tutto, un richiamo politico e culturale al senso più profondo della nostra democrazia costituzionale. In un tempo segnato da crescente astensionismo, sfiducia verso le istituzioni e impoverimento della partecipazione civica, il tema della legge elettorale torna ad essere centrale perché riguarda direttamente la qualità della rappresentanza e il rapporto tra cittadini e Stato.

Negli ultimi decenni la politica italiana ha inseguito quasi esclusivamente il mito della governabilità, spesso sacrificando pluralismo, mediazione democratica e centralità parlamentare. Premi di maggioranza, liste bloccate, leadership personalistiche e sistemi elettorali costruiti più per garantire assetti di potere che reale rappresentanza hanno contribuito ad alimentare una distanza crescente tra Paese reale e istituzioni.

L’appello “Torniamo alla Costituzione” denuncia proprio questo rischio: quello di una progressiva deformazione dello spirito costituzionale. La Costituzione italiana nasce infatti da una cultura politica fondata sull’equilibrio dei poteri, sulla partecipazione, sul pluralismo e sulla dignità della rappresentanza. Non concepisce il Parlamento come un semplice ratificatore di decisioni prese altrove, ma come il luogo del confronto democratico e della sintesi tra visioni diverse della società.

In questo quadro si inserisce anche la riflessione proposta da Gaetano Lo Presti, che evidenzia come la crisi della legge elettorale sia ormai intrecciata ad una crisi più ampia della democrazia rappresentativa. Quando i cittadini non si sentono rappresentati, cresce il populismo, si rafforza la rabbia sociale e si indeboliscono i corpi intermedi che storicamente hanno garantito coesione e partecipazione.

Il problema, dunque, non è scegliere semplicemente tra proporzionale o maggioritario. La vera questione è capire quale idea di democrazia vogliamo costruire per il futuro del Paese. Una democrazia fondata sull’uomo solo al comando o una democrazia capace di valorizzare partecipazione, responsabilità collettiva e pluralismo?

Tornare alla Costituzione significa allora recuperare una cultura politica del limite, del dialogo e della mediazione. Significa comprendere che la stabilità non nasce dalla compressione artificiale delle differenze, ma dalla capacità delle istituzioni di rappresentare realmente la complessità sociale del Paese.

Oggi più che mai l’Italia ha bisogno non solo di una nuova legge elettorale, ma di una nuova educazione democratica.

Rosapia Farese
Rosapia Faresehttp://www.fareretebenecomune.it
Rosapia Farese (Roma, 1947), autrice e saggista, è Presidente e co-fondatrice dell’Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS. Con un percorso che intreccia impresa, ricerca sociale e impegno civile, promuove progetti nazionali su salute, ambiente, educazione e lavoro. Autrice di numerosi articoli e contributi culturali, porta avanti una visione di umanesimo civile che unisce etica, responsabilità e innovazione sociale per costruire una società più giusta e sostenibile.

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