In un tempo segnato dalla denatalità e da un diffuso senso di incertezza, il tema della generatività associativa e familiare si propone come una chiave di lettura capace di riaprire prospettive di futuro. Generare non significa semplicemente “creare”, ma dare vita a processi che permettono ad altri di crescere, svilupparsi ed esprimere il proprio potenziale. È un atto profondamente relazionale, che si prolunga nel tempo attraverso la cura, l’accompagnamento e la responsabilità.
La denatalità, sempre più evidente nelle società occidentali, non può essere spiegata solo da fattori economici. Alla base si coglie una crisi più profonda, culturale e di senso, che ha indebolito la fiducia nel futuro e la disponibilità a investire in relazioni stabili. Quando viene meno una cultura fondata sul dono, sulla reciprocità e sulla cura dell’altro, anche la scelta di generare nuova vita diventa più fragile. Per questo parlare di generatività significa anche riscoprire la speranza come responsabilità condivisa.
Il dono rappresenta il cuore della generatività: non è semplice rinuncia, ma creazione di legami e di beni relazionali come fiducia, appartenenza e reciprocità. In questa prospettiva si inserisce una visione più ampia della responsabilità, intesa non solo come risposta alle proprie azioni, ma come capacità di prendersi cura del futuro e delle fragilità della comunità. È qui che la responsabilità diventa autenticamente generativa.
Un ruolo centrale è svolto dalla dimensione associativa e dal protagonismo delle famiglie. Le relazioni sociali permettono di condividere risorse, valorizzare competenze e generare valore comune. Da qui nasce l’esigenza di superare un welfare assistenziale per costruire un welfare generativo, in cui le famiglie non siano considerate destinatarie passive, ma soggetti attivi capaci di produrre benessere e coesione. Diventa quindi fondamentale il loro coinvolgimento nei processi decisionali e nella progettazione delle politiche pubbliche.
Questa riflessione si intreccia con un momento significativo: i 35 anni di AFI, che rappresentano non solo un traguardo, ma il segno concreto di una storia fatta di relazioni, percorsi e comunità. L’anniversario, che sarà celebrato a Castelnuovo del Garda con famiglie provenienti da tutta Italia, si configura come un nuovo punto di partenza: uno “start” che dà continuità a un cammino già avviato e lo proietta nel futuro.
Il tema scelto per l’assemblea nazionale, “ALIMENTA-RE”, richiama proprio la necessità di nutrire relazioni, idee e comunità. Il convegno centrale, dedicato al rapporto tra cibo e salute, offrirà uno sguardo sulle sfide contemporanee: dagli stili di vita sempre più frenetici all’educazione alimentare, fino ai disturbi alimentari e ai cambiamenti nei consumi legati alle nuove tecnologie e alla sostenibilità.
Resta però una consapevolezza di fondo: alimentarsi non è solo un atto fisiologico, ma un momento relazionale. Sedersi a tavola significa ritrovarsi, rafforzare i legami, prendersi tempo per sé e per gli altri. È da questi gesti semplici e quotidiani che può rinascere una cultura della generatività, capace di costruire comunità più solide e di aprire orizzonti di futuro condiviso.
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