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domenica, Dicembre 7, 2025

Referendum sulle carriere separate: il mio sguardo di cittadina _ (2a parte)

6. “Ma anche oggi i PM sbagliano”

È vero.
Anche oggi ci sono inchieste finite nel nulla, errori giudiziari, spettacolarizzazioni mediatiche.
Ma questo non dipende dall’assetto costituzionale, bensì dall’uso che se ne fa.
Come per ogni istituzione umana, conta la responsabilità e la formazione delle persone che la incarnano.

Io credo che serva una riforma della giustizia, sì, ma non costituzionale: servono più risorse, più trasparenza, più formazione e più controlli etici, non una divisione artificiale.
Serve migliorare il modo in cui i magistrati vengono valutati e rendicontano il proprio operato, non dividerli in categorie che rischiano di contrapporsi.

7. Una Costituzione non “vecchia”, ma viva

C’è chi dice che la Costituzione è “vecchia” e non adatta ai tempi moderni.
Io penso invece che sia ancora attualissima, anche se – certo – necessita di essere applicata e attualizzata nei fatti.

I padri e le madri costituenti avevano previsto già tutto ciò che serve: equilibrio, divisione dei poteri, indipendenza, diritti inviolabili.
Il problema non è la Costituzione, ma il suo mancato rispetto.
Se un medico sbaglia una diagnosi, non si cambia la medicina: si forma meglio il medico.
Così anche nella giustizia: non si cambia la Carta per correggere gli errori di singoli magistrati.

8. I veri nodi della giustizia

Da cittadina, quando mi capita di entrare in un tribunale o di ascoltare le storie di chi attende anni per una sentenza, mi rendo conto che il problema principale è la lentezza.
E questa lentezza nasce da:

  • carenza di personale amministrativo e giudiziario;
  • leggi spesso scritte male e continuamente cambiate;
  • procedure complesse e farraginose;
  • arretrati infiniti;
  • scarsa digitalizzazione e disuguaglianze tra tribunali del Nord e del Sud.

La separazione delle carriere non tocca nessuno di questi nodi.
È una riforma che rischia di essere ideologica, più che funzionale.
Una “bandiera politica”, più che una risposta ai problemi concreti dei cittadini.

9. La magistratura non è un corpo perfetto

Non idealizzo i magistrati.
So bene che anche dentro la magistratura ci sono correnti, egoismi, carriere personali, errori, persino corruzione.
Ma l’indipendenza non si difende eliminando le garanzie, bensì rafforzando gli anticorpi interni.

Bisogna chiedere ai magistrati maggiore responsabilità, trasparenza nelle nomine, formazione etica e capacità di comunicazione con i cittadini.
Serve una giustizia che si faccia capire, che spieghi le proprie scelte, che riconosca anche i propri limiti.
Ma non serve una giustizia sottomessa al potere politico o frammentata in feudi separati.

10. La cultura della legalità

Quando penso al ruolo della magistratura, mi viene in mente l’articolo 3 della Costituzione:
La Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.”
Questo principio, che sembra parlare di economia e welfare, riguarda anche la giustizia: una giustizia equa è una condizione per la libertà e la dignità di tutti.

Se un cittadino non può permettersi un avvocato, o se deve attendere dieci anni per un risarcimento, la sua libertà è minata.
Ecco perché dobbiamo pretendere che la giustizia funzioni meglio – ma senza toccare i principi fondativi che la rendono autonoma.

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