Alle regionali della Campania, si presenta per la provincia di Avellino Carlo Mele, con il partito “PER le persone e la comunità“. Incoraggiamo questa esperienza politica che porta avanti valori condivisi per uno sviluppo solidale. La redazione.
Considero fare politica nell’impegno quotidiano che io dedico al bene comune, all’attenzione ai più fragili, agli ultimi, un impegno che deve contraddistinguere chi si proclama credente.
Questa, che qui riporto è stata la mia esperienza di vita, maturata negli anni, dalla gioventù fino ad oggi. I miei anni di lavoro, la responsabilità nella Chiesa diocesana nella Caritas, l’attenzione alla popolazione detenuta e, non per ultima, di fatto è la prima, la condizione di una “abilità diversa” che mi ha fatto maturare la convinzione che nessun limite può ostacolare le ambizioni e i desideri di ogni persona.
La mia formazione cristiana, che mi ha forgiato fin da piccolo e dalla quale prendo costantemente vitalità per andare avanti. Questo è per me fare politica! Una politica caratterizzata dalla “gratuità” secondo il principio evangelico che “ciò che avete ricevuto gratuitamente, gratuitamente donate”.
Sono una persona molto conosciuta ed apprezzata nella mia città Avellino e la politica cittadina per il mio impegno nella società civile; in questi anni, più volte hanno provato a propormi candidature, ma la mia risposta è sempre stata: con il mio impegno, io faccio politica! La mia lunga esperienza in Caritas di quasi 30 anni, dal livello diocesano a quello nazionale, mi ha fatto maturare la convinzione che la Chiesa ha un mandato essenziale, quello di essere accanto ai più poveri del mondo. Gesù ci ha consegnato un comandamento: “come ho fatto io fate anche voi”. La politica , come dicevo, si è sempre interessata a me chiedendomi di impegnarmi nella politica “partitica”, quella che io definisco “non attiva”. Non ho voluto rispondere a queste chiamate perché il mio impegno quotidiano è sempre stato più importante e, di fatto, occupava tutto il mio tempo; ma anche perché ho sempre spiegato a coloro che bussavano alla mia porta il significato di politica: fare il bene comune! Fare il bene di ogni cittadino e dell’intera comunità. Nei partiti cattolici, in particolare per coloro che vivono la fede, tale convincimento dovrebbe essere scontato. Purtroppo, non è così! Ognuno ha la sua verità! Legge lo stesso libro, ma lo interpreta ad uso e consumo personale. Ho lasciato la direzione Caritas poco più di un anno fa per la stanchezza di tanti anni di impegno e per dedicarmi con maggior cura alla popolazione detenuta nella nostra Regione. Il Vescovo Arturo, con il quale ho un’amicizia fraterna, ha voluto affidarmi altri incarichi che continuo a portare avanti.
Ora ho preso una decisione diversa, mi sono candidato scendendo tra coloro che fanno politica, tuttavia vorrei spiegare le ragioni di questa mia scelta. Perché la mia candidatura? Conoscevo già da tempo “PER le persone e la comunità”, ho conosciuto Nicola Campanile, presidente di PER, durante il mio mandato di Delegato regionale Caritas Campania (2015/2021) e ne ho apprezzato la serietà e la semplicità. Però chi mi ha fatto decidere per accettare la candidatura, è stato Mons. Antonio Di Donna, attualmente Presidente della Conferenza Episcopale Campana, con la quale ho condiviso il mio mandato di Delegato regionale Caritas. Nel corso degli anni più volte ci siamo confrontati e, quindi, ho deciso di dare il mio contributo nella vita politica, anche perché “PER le persone e la comunità” nasce anche da una proposta dei Vescovi campani che nel documento “L’impegno dei cattolici in politica” e dal documento della Dottrina sociale della Chiesa: Dignità della persona umana, Bene comune, Sussidiarietà, Solidarietà“, hanno ritenuto doveroso per i cattolici donarsi alla politica.
L’obiettivo è quello di entrare a far parte degli ambienti dove la politica è spesso solo “teoria” e, con l’impegno di tutti, richiamare la politica ad una maggiore attenzione e ad un impegno concreto sui problemi che affliggono le singole persone e la comunità intera.
Io penso che questi siano i focus della situazione della provincia di Avellino :
- una situazione demografica in forte calo;
- i giovani che abbandonano i loro paesi ed emigrano in altre Regioni, o all’Estero, in cerca del loro futuro.
- Sui 118 comuni della provincia una buona parte ha una popolazione inferiore ai 1.000 abitanti. Il totale degli abitanti dell’intera provincia è di quasi 400.000 unità.
- L’attività prevalente è stata sempre l’agricoltura e l’allevamento di bestiame; l’industria si è sviluppata in modo corposo dagli anni ’70 ed ha creato un nuovo interesse occupazionale che, però, nell’ultimo decennio è in forte calo.
- Il terremoto del 23/11/1980 ha devastato l’intera provincia con circa 3.500 vittime. La ripresa sociale ed economica procede lentamente.
Ed io intendo impegnarmi in politica su questi punti :
1) Sociale e Sanitario: Piani di Zona sociali – presa in carico e risposte immediate ai bisogni della comunità / Centro per l’Autismo – risolvere la questione dell’apertura / Servizi Territoriali – leggere i territori e programmare gli interventi in base ai bisogni e non sulle disponibilità dei fondi: Europei, Nazionali, Regionali (opere realizzate e mai utilizzate) / Città Ospedaliera: emergenza del Pronto Soccorso, le liste di attesa, il budget di salute: gratuità certa sulle analisi di laboratorio;
2) Aree interne: valorizzazione del documento dei Vescovi sulle Aree interne / percorsi di condivisione delle piccole comunità di consapevolezza su come sarà il domani;
3) Sviluppo produttivo: occupazionale per i giovani da coinvolgere nelle scelte, culturali e di valorizzazione dei territori, compresa la viabilità e la riapertura della linea ferroviaria;
4) Crisi dell’acqua: Azienda Alto Calore servizi – la provincia ricca di acqua, che fornisce la regione Puglia e la provincia di Napoli, è in emergenza acqua con molti comuni in crisi giornaliera, motivo: la mancata o cattiva manutenzione della rete;
5) Strutture di accoglienza diurne / residenziali: potenziamento di strutture a supporto delle fasce più fragili: anziani, disabili (Dopo di noi), mamme sole, giovani con dipendenza, persone e detenuti senza fissa dimora, alloggi per famiglie giovani (acquisto di case chiuse o abbandonate) o di nuclei poveri;
6) Immigrazione e carcere: far prendere consapevolezza le comunità, dove sono presenti tali realtà, sull’importanza di “sapere” di cosa si parla e come la comunità può essere protagonista nella programmazione, nella vita ordinaria e nell’inclusione delle persone.La parola ricorrente e che tiene insieme tutti questi punti, tra loro anche distanti, per me è : partecipazione. Infatti io ritengo che solo attraverso una collaborazione costante tra i cittadini e le istituzioni pubbliche e politiche, si possa contribuire concretamente allo sviluppo della comunità. Partendo dalla base, mai più subendo le decisioni prese da altri, insieme possiamo andare avanti.


