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giovedì, Aprile 16, 2026

Un’altra Solidarietà in Moldavia. Il difficile cammino dei partiti quando l’astensionismo è alto.

Non siamo parenti. Ma ci fa riflettere il nome del partito della Moldavia che ha vinto le elezioni politiche, svoltesi il 28 settembre, superando il 50% dei voti, anche se di poco. Gli oppositori filorussi, perdenti, già all’indomani delle elezioni hanno dichiarato di voler organizzare manifestazioni di protesta sostenendo di essere stati vittime di brogli.

Il Partito d’Azione e Solidarietà (Pas) è il protagonista di una vicenda iniziata nel 2016 con la partecipazione alle elezioni presidenziali di quell’anno che vedono l’attuale presidente presentarsi per la prima volta e raccogliere al secondo turno il 47,9% dei voti. Alle presidenziali del 2020 invece Maia Sandu venne eletta raggiungendo al secondo turno il 57,75%. Viene eletta di nuovo nel 2024 avendo ottenuto al secondo turno il 55,33% dei voti.

Le elezioni parlamentari hanno visto invece il partito della presidente raggiungere nel 2019 il 26,84% e nelle elezioni del 2021 il 52,80%.

La presidenza di Maia Sandu si è spesa per indirizzare la Moldavia verso l’Unione Europea. Le elezioni parlamentari di domenica scorsa hanno confermato la direzione impressa al suo Paese dalla presidente. 

Quello che fa riflettere però è la bassa percentuale dei votanti complessivi poco al di sopra del 50% degli  aventi diritto: in un paese esposto alla pressione della Russia putiniana ci si aspetterebbe una maggiore partecipazione patriottica che invece non si manifesta. La colpa sembra essere della diffusa corruzione politica, uno dei principali problemi del paese indicato anche dagli organismi di controllo che analizzano le condizioni dei paesi che fanno domanda di ingresso nell’Unione Europea. La situazione è certamente complessa anche per la presenza di una regione, la Transnistria, in cui sussiste una maggioranza russa nonché un corpo militare russo al momento non usato dalla Russia contro l’Ucraina, restando però una realtà problematica per il paese.

La Moldavia risulta essere il paese europeo più povero, (durissima la prova del covid 19) con una marcata percentuale della popolazione attiva emigrata soprattutto nei paesi dell’Europa occidentale. Sul piano politico la presenza di questo popolo emigrato supporta la presidente Maia Sandu nella sua opera per raggiungere l’ingresso nella Unione Europea entro il 2030. 

Qui in Italia stiamo assistendo ad una diminuzione dei votanti che dovrebbe far emergere una domanda pressante: perché?

 Le elezioni regionali già svoltesi tra la fine di settembre e i primi di ottobre, Valle d’Aosta, Marche e Calabria, forniscono un quadro sconfortante a cui i politici di turno rispondono facendo mostra di interessarsi solo alle percentuali ricevute dai votanti, visto che è sulla base di quelle che vengono eletti.

Perché? Guardando alla Moldavia verrebbe da indicare l’opinione diffusa a proposito del mondo dei politici del paese che viene considerato un esemplare di corruttela. 

E qui in Italia? Perché tanta gente avente diritto di andare ad esprimere il proprio voto, non lo fa? Condividiamo la stessa opinione dei moldavi rispetto ai loro politici? O i motivi da cercare sono altri? Ed infine, come fare per convincere la gente a tornare alle urne?

Più semplicemente perché il metodo di selezione delle persone che verranno elette come risultato di quelle consultazioni non è condizionato dalle scelte che fanno gli elettori. Anzi è del tutto indifferente da quella scelta. La scelta appartiene allo stesso candidato e al partito al quale ha convenienza di legarsi. Il rapporto è a due , ed il cittadino non ha un ruolo definito in questo contesto. L’unico obbligo che se vuole può assolvere è quello di andare a votare, esprimere un voto per una persona già designata e tornarsene a casa.

Ho partecipato alla scrittura di un libro a cui è stato dato un titolo stralungo.

Anche per arginare questo modo di intendere la democrazia diretta, in questo libro abbiamo affrontato un tema: come costruire politiche vicine ai cittadini partendo dai piccoli paesi, dalle città e dalle regioni applicando un nuovo modello di sviluppo. 

Qui il collegamento ad una pagina in cui questo libro viene presentato: se pensate che sia necessario costruire politica partendo dall’ascolto dei cittadini provate a guardare qua:

Gli enti territoriali e il nuovo modello di sviluppo basato sul ciclo di trasmissione delle logiche interne alla vita

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Giulio Pirovano
Giulio Pirovanohttps://www.solidarieta-italia.org
Presidente di Solidarietà, Libertà, Giustizia e Pace

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