10 C
Milano
domenica, Marzo 8, 2026

Referendum sulla separazione delle carriere: un Sì per spirito di Verità

L’esempio del sacrificio di Magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assassinati dalla mafia nel 1992, ma anche di tanti altri citati con minore frequenza come Rosario Angelo Livatino, ucciso anche lui dalla mafia nel 1990 e definito da San Giovanni Paolo II, “martire della giustizia e indirettamente della fede” e beatificato nel 2021, nonché Vittorio Occorsio e Fedele Calvosa, vittime, rispettivamente, del terrorismo di destra e di sinistra nel 1976 e nel 1978, sicuramente ha costituito un faro e una bussola per tante altre persone impegnate a promuovere il Bene Comune attraverso l’impegno nelle Istituzioni nella politica, nella vita sociale ed economica e nel volontariato.

Non sarebbe quindi giusto né saggio presentare il referendum del prossimo 22 e 23 marzo come un pronunciamento pro o contro i magistrati.

Ma ragionevolmente possiamo ritenere il sacrificio dei magistrati che ho citato prima, anche di tanti altri come il solo risultato di una battaglia personale, per motivazioni soggettive, oppure dobbiamo ritenere che, consapevoli dei rischi che correvano, il loro impegno traeva spunto anche da un comune impegno per l’affermazione di uno spirito di Giustizia e Verità?

Se condividiamo il loro spirito alla ricerca della Verità allora, a mio avviso, dobbiamo chiederci oggi: quanto corrisponde al perseguimento di quello spirito spostare l’attenzione, a proposito della riforma oggetto del referendum, dalle concrete misure previste dalla riforma medesima ai requisiti soggettivi di coloro che l’hanno proposta?

In altri termini: è coerente con quel principio di Verità appena richiamato, sentire dire dall’opinione pubblica, anche se non nella maggioranza di essa, che: “La riforma è giusta ma io voto No perché non mi fido di coloro che l’hanno proposta”?

In Spirito di Verità dobbiamo altresì chiederci: “Ma dietro le ragioni del no al referendum non c’è forse un voler rimettere in discussione la riforma dell’articolo 111 che modernizzò – come pure era necessario, come riconosciuto allora, nel 1999, dalla quasi unanimità dei consensi – la nostra Costituzione per inserirvi i principi del giusto processo”?

Al riguardo, ricordiamo che la riforma costituzionale si rese necessaria per stabilizzare le regole del passaggio, voluto dall’ex partigiano Giuliano Vassalli, dal processo inquisitorio al processo accusatorio. Al processo inquisitorio, di tradizione medievale, e quindi più antica del fascismo, fu però conferita sistematicità col Codice Rocco del 1930, in epoca fascista, e la sua logica era di vedere il processo come uno strumento di difesa sociale per lo Stato: il giudice aveva il compito di “scoprire la verità” con poteri d’ufficio molto ampi, talora a scapito dei poteri della difesa.

Col Sistema Accusatorio, introdotto in Italia con la riforma Vassalli del 1987, il processo è concepito come un dibattito tra due parti (accusa e difesa) davanti a un giudice terzo e imparziale e il principio cardine è la parità tra accusa e difesa.

Quindi, in Spirito di Verità, potrebbe essere legittimo rimettere in discussione la suddetta riforma del 1987-1999 ma non appare veritiero negare che, per assicurare la terzietà del giudice rispetto ad accusa e difesa, Giudice e Accusa devono appartenere a carriere diverse.

Infatti, al di là dell’onestà intellettuale soggettiva, che nessuno vuole mettere in discussione in questa sede, da un punto di vista oggettivo, come si fa a ritenere terzo un giudice la cui carriera (trasferimenti, promozioni, sanzioni disciplinari e, di conseguenza, stipendio) potrebbe essere virtualmente decisa o influenzata dal Pubblico Ministero che si trova davanti dipendendo dal medesimo CSM di appartenenza?

Il punto qui non è riconoscere se questo effettivamente accada – materia di competenza, da un lato, di appositi organismi di inchiesta e, dall’altro, delle coscienze – bensì estirpare alla radice la percezione che possa accadere.

La rimozione di ogni dubbio sulla possibilità di un condizionamento di questo genere costituisce quindi, in ultima analisi, un omaggio all’onestà e allo zelo dei tanti giudici, del passato e del presente, che agiscono con reale indipendenza di giudizio.Quindi, in Spirito di Verità, la riforma su cui i cittadini italiani si accingono ad esprimere un giudizio col referendum di marzo, altro non è che un completamento del percorso verso il “Giusto Processo”, avviato con la riforma Vassalli del 1987 e consolidato con la revisione dell’articolo 111 della Costituzione del 1999.

Marco D'Agostini
Marco D'Agostini
Docente su “L'evoluzione delle competenze delle istituzioni europee in materia di sicurezza e di difesa” presso l’Università Niccolò Cusano di Roma e già Segretario della Delegazione parlamentare italiana preso NATO Parliamentary Assembly. Già Segretario della Commissione affari costituzionali del Senato.

Related Articles

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Stay Connected

206FansLike
23SubscribersSubscribe

Latest Articles