Il lavoro che cambia e le decisioni pubbliche nell’epoca dei sistemi intelligenti
Dopo aver analizzato il ruolo dell’intelligenza artificiale nel turismo e nelle infrastrutture digitali, Marco Cordioli concentra l’attenzione su un altro aspetto fondamentale: il modo in cui l’IA sta trasformando il lavoro, le professioni e i processi decisionali che riguardano cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche.
Il primo tema riguarda le cosiddette “infrastrutture invisibili”, ovvero tutti quei sistemi digitali che sostengono il funzionamento quotidiano di una comunità. Dalle piattaforme utilizzate dai Comuni per la gestione delle pratiche amministrative ai software contabili, dai sistemi di pagamento ai servizi digitali utilizzati da scuole, imprese e associazioni, una parte crescente delle attività locali dipende da strumenti sviluppati e controllati da soggetti esterni.
Questi sistemi sono indispensabili e hanno contribuito a migliorare efficienza e accessibilità dei servizi. Tuttavia, la questione non riguarda soltanto il loro utilizzo, ma la crescente dipendenza che si crea nei confronti di infrastrutture che il territorio non possiede e sulle quali esercita un controllo limitato. Quando un software non si limita più a registrare informazioni ma inizia a suggerire risposte, classificare documenti, proporre decisioni o orientare processi, una parte del giudizio umano viene progressivamente trasferita al sistema.
Lo stesso fenomeno interessa imprese, scuole, associazioni e attività commerciali. Un albergo che utilizza software per definire automaticamente i prezzi, una scuola che organizza parte delle proprie attività attraverso piattaforme proprietarie o un commerciante che vende principalmente attraverso marketplace online stanno, in misura diversa, delegando all’esterno una parte delle proprie capacità decisionali. Per questo motivo, sostiene Cordioli, la vera sfida non è opporsi alla digitalizzazione, ma distinguere tra una digitalizzazione che rafforza l’autonomia del territorio e una che ne aumenta la dipendenza.
L’articolo affronta poi il tema del lavoro, spesso al centro del dibattito sull’intelligenza artificiale. Secondo l’autore, la domanda più importante non è quali professioni spariranno, ma come cambierà il valore del lavoro. Nei territori come Castelnuovo non è probabile una sostituzione improvvisa delle persone, quanto piuttosto una graduale riorganizzazione delle attività.
Nel settore dei servizi turistici, ad esempio, l’IA non sostituisce camerieri, addetti alla reception o operatori dei parchi, ma organizza e misura il loro lavoro attraverso sistemi che monitorano tempi, prestazioni e valutazioni. In alcuni casi questo migliora l’efficienza; in altri rischia di ridurre l’autonomia professionale e aumentare la pressione sui lavoratori.
Le trasformazioni più profonde riguardano però il cosiddetto lavoro cognitivo intermedio: amministrativi, consulenti, tecnici, commercialisti, operatori del marketing, segreterie e professionisti che svolgono attività basate sulla gestione delle informazioni. Molti compiti standard, come scrivere bozze, sintetizzare documenti, tradurre testi o predisporre report, possono già oggi essere svolti da sistemi di IA generativa in tempi molto ridotti. Il lavoro non scompare, ma cambia natura: diminuisce il valore delle attività ripetitive e aumenta l’importanza delle competenze legate all’interpretazione, alla responsabilità, alla relazione e alla capacità di prendere decisioni.
Anche imprenditori, commercianti e operatori turistici non sono immuni da questa evoluzione. Pur restando protagonisti delle loro attività, rischiano di trovarsi sempre più spesso a operare all’interno di regole, algoritmi e piattaforme progettati da altri, con margini di scelta progressivamente più ristretti.
Particolarmente rilevante è il rischio che l’IA renda più difficile l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro qualificato. Molte mansioni tradizionalmente affidate a stagisti o neoassunti rappresentavano occasioni di apprendimento. Se tali attività vengono automatizzate, il percorso di accesso alle professioni diventa più complesso e il territorio rischia di perdere parte delle proprie energie migliori.
L’ultima riflessione riguarda le decisioni pubbliche. Sempre più sistemi sono in grado di analizzare dati, classificare richieste, suggerire priorità, stimare bisogni e predisporre documenti amministrativi. Questi strumenti possono rappresentare un supporto prezioso per gli enti locali, ma pongono una questione fondamentale: chi è realmente responsabile delle decisioni?
Secondo Cordioli, l’innovazione non deve essere fermata, ma governata. Le amministrazioni dovranno definire con chiarezza quali processi possono essere supportati dall’intelligenza artificiale e quali decisioni devono rimanere pienamente umane. La trasparenza dei criteri utilizzati e la chiarezza delle responsabilità saranno condizioni indispensabili per garantire fiducia, controllo democratico e tutela dei cittadini.
La sfida, in definitiva, non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda la capacità di una comunità di mantenere autonomia, competenze e responsabilità in un mondo sempre più guidato da sistemi intelligenti.
NdR: Marco Cordioli, è un cittadino di Castelnuovo del Garda (cavalcasellese DOC) che da diversi anni lavora in Danimarca ed è autore di due volumi legati alla sua professione: “La via del Marketing” Edizioni Del Faro e “JOBLESS: Reinvent Your Role in the Age of AI”.
“Marco Cordioli is a strategist, marketer, and systems thinker helping people and organizations navigate technological change without losing their humanity.”
Questa che hai letto è una sintesi: la versione completa è al seguente indirizzo: https://www.casadeicittadini.it/notizie-progetti/castelnuovo-e-lintelligenza-artificiale-invisibile—articolo-2


