Rappresentare pluralismo e vitalità
Il Paese non può fare a meno della trasformazione di un sistema politico-istituzionale che non riesce a rappresentarne il pluralismo e la vitalità, anzi la comprime e la soffoca, né sa dare risposta alle attese delle giovani generazioni.
Inchiodato al bipolarismo maggioritario, il nostro ordinamento istituzionale soffre e la democrazia boccheggia.
E’ necessario che una o più forze, piccole o grandi che siano, rifiutino di farsi omologare dalla destra o dalla sinistra, si sottraggano al ricatto del voto utile e rompano l’ incantesimo vischioso di un sistema chiuso a riccio su di sé.
Abbiano il coraggio – taluni direbbero “impolitico” secondo le categorie di giudizio in uso, ma in effetti è vero il contrario – di prediligere un compito di verità, piuttosto che un ruolo di potere.
L’ Italia ha bisogno, anzitutto, che gli elettori tornino ai seggi.
Ha bisogno che ognuno di loro assuma la personale responsabilità di concorrere a tracciare il suo cammino.
Anche il nostro Paese sta affrontando la transizione da una fase storica ad un’ altra.
Senza un “popolo”, una comunità viva, armata di coesione sociale e di solidarietà, smarrirebbe la strada.
La condizione preliminare a tutto ciò è data da un sistema politico-istituzionale che consenta alla pluralità delle città e dei borghi di un Paese forgiato da una storia forse unica al mondo, di dare piena e trasparente rappresentanza di questa sua ricca articolazione, nel Parlamento e nelle altre assemblee elettive regionali e locali.
Una condizione, in larga misura, disattesa da decenni.
Ostruita da una blindatura consensuale del sistema politico-istituzionale, gelosamente custodita da ambedue i poli e che solo una legge elettorale schiettamente proporzionale, come da parte nostra invochiamo da sempre, consentirebbe di sciogliere.
Nella condizione attuale, l’ Italia è consegnata alla reciproca delegittimazione di cui destra e sinistra fanno, ognuna delle due contro l’ altra, la loro primaria ragion d’ essere.
La politica ha smarrito la sua naturale e necessaria dimensione dialettica.
Quell’ attitudine a non cedere all’invettiva, ma, piuttosto, “argomentare”, nella cornice di un confronto che consenta alla politica di essere autentica e vera.
Purtroppo la prospettiva che viene qui suggerita è ben lontana dall’ essere fatta propria da forze anche minuscole.
Le quali, peraltro, se assistite da una buona dose di coraggio e decise a cantare fuori dal coro, potrebbero rappresentare il classico granello di sabbia che mette alla frusta la logica pervicace di un sistema perdente.


