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domenica, Dicembre 7, 2025

Pace

Pace

Parlare di PACE di questi tempi potrebbe sembrare anacronistico. In contrasto con il nostro tempo “di guerra”. Non so quante guerre ci siano nel mondo in questo momento, ma temo che qui basti fare riferimento a quelle che abbiamo alle porte di casa per capire come la diffusione ci sia e che la pace non sia un concetto duraturo per l’umanità.

Russia contro Ucraina. Hamas contro Israele.

O Ucraina contro Russia, Israele contro Hamas?

Tuttavia è sotto gli occhi di tutti: per i popoli distruzione e morte sono i ricavi certi delle guerre. Siamo contro le guerre ma come affermare la pace? Riconoscendo le specificità di ogni popolo. Provate a immaginare una cartina dell’Italia nord-est con segnati i nomi dei popoli che l’abitano: tutti italiani, o veneti, friulani, tedeschi, giuliani ecc.? Delle due la seconda è la risposta corretta. Le lingue parlate:

Italiano, emiliano, romagnolo, sloveno, veneto, friulano, ladino, tedesco, cimbro, mocheno, resiano.

Poi noi intendiamo: tutti italiani ed europei. Guardando ai territori distrutti e mutilati delle loro popolazioni tra Ucraina e Russia e tra Palestina e Israele perché non immaginare ordinamenti in grado di dare a tutti la stessa dignità e una libertà comune? Dignità, libertà e uguaglianza? Poiché già la sofferenza che questi popoli stanno vivendo è immensa, ci si sente paralizzati davanti a tanto scempio. Ma si deve reagire. La reazione più facile e tragica è quella che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni ed è una guerra che perpetua la guerra condividendo le colpe reciproche e cercando aiuti ovunque dove possibile per continuare la guerra stessa. Non è altro che il trionfo dell’assurdo. Quanti sono i giovani russi morti nelle battaglie ucraine? Quanti sono gli uomini e le donne ucraine morti in quelle stesse battaglie? E le distruzioni materiali? Se l’ONU non fosse bloccata dai veti reciproci nell’ambito del consiglio di sicurezza, magari si potrebbe immaginare una iniziativa per l’ascolto delle popolazioni coinvolte e la creazione di Regioni basate sul riconoscimento delle singole popolazioni e sul loro voto. E senza ONU? Il principio non può non essere quello del riconoscimento dei popoli dell’Ucraina.

Sulla scena Palestina-Israele i numeri non sono equivalenti e l’aggredito Israele per mano dei propri governanti ha compiuto un errore tragico a seguito dell’attacco di Hamas, lanciandosi in una guerra destinata dal principio a divenire ingiusta, le guerre lo sono comunque, a questa si aggiunge il carattere della vendetta. Israele è uno Stato che esiste per decisione della comunità internazionale, subìto l’attacco di Hamas avrebbe dovuto immediatamente fare riferimento all’ONU e porre la questione in quel consesso. Ora chi può riparare le sofferenze del popolo? Popolo intendendo sia Israeliani sia Palestinesi. Alcuni vecchi palestinesi e americani (e anche altri) hanno perorato nuovamente il progetto del 1948 quando si diede vita a Israele e si sarebbe dovuto dare vita ad uno stato palestinese equivalente. Progetto fallito subito per volere dei potentati arabi e degli stessi leader palestinesi che si illudevano di poter cancellare Israele ed affermare un unico stato di Palestina dal mare al Giordano: il seguito sono state 4 guerre vinte da Israele e 2 Intifade, una quantità di sofferenza che non riusciamo a quantificare e non sappiamo rappresentare correttamente. La realtà è che Israele è una democrazia in cui forze popolari contrapposte anche in modo duro si fronteggiano ripetendo le elezioni se necessario, fino a trovare un equilibrio che garantisca la democrazia. I Palestinesi purtroppo non possono vantare una realtà politica analoga e neppure una realtà economica paragonabile. 

La soluzione potrà venire quando sia gli Israeliani, sia i Palestinesi decideranno di ascoltare le sofferenze riconoscendosi. E’ questa una ipotesi impossibile? No. Non impossibile: già ci sono esperienze di condivisione del dolore e di suo riconoscimento. Un esempio che sta funzionando anche adesso in piena guerra: Parents Circle–FamiliesForum (https://www.theparentscircle.org/en/about_eng-2/). 

Una organizzazione di più di 600 famiglie sia israeliane sia palestinesi fondata nel 1995 che lavora per il riconoscimento reciproco ed è su questa coscienza che si può costruire una realtà diversa da quella attuale, un unico Stato con regioni autonome caratterizzate dalle diverse culture legate però dalla necessità della Pace, che è l’unica condizione in grado di assicurare a entrambe le realtà popolari sviluppo e benessere. Un’ ipotesi federativa che potrebbe portare alla pace e alla convivenza popoli con tradizioni così diverse tra loro.. Dobbiamo sempre cercare la Pace riconoscendo i diritti dei diversi popoli e, nonostante le difficoltà, guardando alla costruzione di un’armonia universale. Siamo forse illusi?

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