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domenica, Dicembre 7, 2025

Immigrazione, demografia ed economia: il trinomio impossibile?

Il tema dell’immigrazione non può essere affrontato correttamente senza dare uno sguardo alla demografia di un Paese e alla sua economia.

Ed insieme a questo sguardo non possiamo non domandarci quale futuro vogliamo costruire tra i molti possibili.

La visione politica del tema immigrazione dipende, infatti, soprattutto dalla visione del futuro e quindi dalla demografia ed economia.

Per esempio possiamo domandarci : vogliamo un futuro povero segnato dai problemi di una popolazione sempre più vecchia? o vogliamo un futuro di benessere diffuso con una società equilibrata?

A sentire il mondo industriale il paese ha fame di manodopera, che non trova. E la stessa situazione viene dichiarata dalle organizzazioni dell’agricoltura, anche se in questo caso ci sono situazioni di sfruttamento diffuse in particolare nel nostro meridione.

Sono disponibili i dati sulla popolazione in Italia al 2023. Al seguente collegamento una sintesi significativa prodotta dall’ISTAT:

https://www.istat.it/it/files/2024/03/Indicatori_demografici.pdf

Il titolo stesso della pagina prodotta da ISTAT definisce la centralità per noi, la necessità, dei processi di immigrazione: Popolazione è quasi stabile negli ultimi 10 anni grazie alle immigrazioni dall’estero.

Quasi stabile, non semplicemente stabile, quasi. La popolazione italiana, gli italiani, sono in costante diminuzione a causa di una progressiva diminuzione delle nascite, più marcata in meridione: non è un caso che il Trentino Alto Adige e la Lombardia abbiano una dinamica della popolazione positiva a differenza delle regioni del sud.

E’ altrettanto vero che dagli anni 70 per ragioni economiche le famiglie del sud si sono trasferite al nord lasciando definitivamente il territorio di provenienza e di fatto contribuendo a quella desertificazione della presenza umana che caratterizza alcune zone montane e pedemontane del meridione.  

A questa migrazione economica tutta interna, si è aggiunta nell’ultimo decennio la migrazione verso l’Europa e gli Usa che molti giovani laureati del sud Italia hanno ormai intrapreso con sistematicità; anch’essi non rientrano in Patria e sono, sempre dati Istat, circa 500 mila l’anno. In Italia siamo quasi 59 milioni di persone (58.990.000) al 1/1/2024, con una perdita di settemila unità rispetto al 2022. Se andiamo al 2014, 10 anni fa, la popolazione in Italia constava di 60.795.612 abitanti di cui l’8,2% (più di 5 milioni) stranieri immigrati. 

Il 23 ottobre 2024 è stato presentato al CNEL il Rapporto Giovani all’Estero. I dati presentati dalla Fondazione Nord Est dicono che dal 2011 al 2023 sono 377.000 i giovani dai 18 ai 34 anni emigrati all’estero e non più rientrati. 173.000 è il numero dei giovani che essendo andati all’estero per esperienze di studio o lavoro sono rientrati. Tra gli interventi al convegno da notare quello di Eliana Viviano (Banca d’Italia) che ha messo in evidenza la previsione di una perdita di popolazione tra i 15 anni e i 64 anni entro il 2040 pari a 5,4 milioni di persone.

A fronte di queste previsioni dobbiamo fare i conti con il presente: l’economia italiana soffre a causa anche di un settore produttivo che fa fatica a trovare persone da integrare nei processi produttivi. Il tema è in realtà assai complesso perché si dovrebbe affrontare anche il fatto dell’economia in nero. Lasciando da parte l’esistenza del nero, rimane la domanda: come fare a trovare la forza lavoro necessaria a mantenere e o sviluppare le attività produttive?

Se non si trova la risposta all’interno del paese è fatale cercarla fuori e qui si innesta il grande problema dell’immigrazione: una cosa è ricevere migranti portatori di esperienze di lavoro spendibili nella realtà industriale italiana, altra cosa è ricevere flussi incontrollati di migranti spinti da crisi di vario tipo nei paesi di origine. 

Cosa facevi al tuo Paese? allora adesso ti mandiamo a fare un corso di addestramento per imparare a fare quello che facevi nel tuo Paese con i criteri e metodi in uso qui. Per ora ti diamo il necessario per vivere andando a scuola: fra tre mesi vai a fare il tuo lavoro per coloro che stanno cercando lavoratori nel tuo settore.

Impossibile? In Germania no. 

In Germania dal secondo dopoguerra erano arrivati circa 10 milioni di italiani, per anni erano stati il maggior gruppo di immigrati in cerca di lavoro, poi sono stati battuti dai turchi che in ondate successive sono arrivati a circa 11 milioni, in tempi più vicini sono arrivati i siriani di cui sono rimasti a lavorare circa 700.000 persone e, ultimi, gli ukraini a causa della guerra portata dalla Russia: uno dei quattro milioni giunti in Unione Europea si è sistemato in Germania che, anche nei loro confronti, ha portato avanti la sua politica di integrazione economica: integrazione economica che non tende a cancellare la cultura delle persone, anzi. C’è una continua ricerca di strumenti per coltivarne la cultura originaria. Per gli italiani nelle scuole ci sono corsi per il mantenimento della lingua di origine, così per i turchi e via dicendo.

Dovremmo forse umilmente imparare a guardare fuori dal nostro Paese e non copiare ma riflettere su ciò che comporta l’immigrazione per chi emigra e per chi accoglie.

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