Le elezioni regionali in Campania del prossimo 23 e 24 novembre sembrerebbero essere caratterizzate politicamente dalle stesse dinamiche tra partiti che si sono realizzate anche in altre regioni che già sono andate al voto. Siamo di fronte allo stesso tipo di accordi nel centrodestra e nel centro-sinistra (o campo largo che dir si voglia), in definitiva dal medesimo modello di gestione della politica.
Si era già partiti con la querelle, durata mesi, sulla possibilità ed opportunità della riproposizione di Vincenzo De Luca alla presidenza della Regione, dando per scontati un personalismo e una distorsione della discussione politica che purtroppo non permetteva di tenere desta l’attenzione ai veri problemi della Campania e che cominciava a rendere palese la questione vera che esisteva dietro al tormentone “De Luca sì, De Luca no”.
In entrambi gli schieramenti, siamo di fronte al sostanziale distacco tra le dinamiche sociali- economiche della società campana e le dinamiche della vita politica dei partiti o di quello che di essi ne rimane. La loro politica non si nutre di tali dinamiche, e non inserisce nei suoi processi decisionali l’interazione con esse. Le conseguenze drammatiche di questa perdita di “retroazione positiva” sono la riproposizione di una classe dirigente politica autodeterminata e auto-referenziale, e la scomparsa, di contro, dall’agenda pubblica e dal dibattito politico dei processi sociali ed economici che all’interno dei territori determinano la vita delle comunità locali.
Senza un modello nuovo di politica, non è quindi, a mio giudizio, realizzabile quel circolo virtuoso che rende la politica leva positiva e fattore generativo di modelli di sviluppo economico e sociale che devono partire obbligatoriamente dalle comunità e devono trovare nella riflessione politica la progettualità e la sintesi che porti al miglioramento di ciascuna comunità sociale.
Chi ha vissuto più da vicino, come me, i processi e le strategie che hanno portato all’annuncio dei candidati presidenti di Regione e ai candidati e alle candidate al Consiglio Regionale, ha dovuto constatare che gli elementi di crisi della democrazia rappresentativa in Campania cominciavano già ad emergere nella discussione intorno alla “persona di Vincenzo De Luca”, ma in realtà abbracciavano a tutto campo anche la scelta stessa dei candidati al Consiglio Regionale. Che cosa può favorire lo sviluppo armonico e sostenibile delle comunità, che avrebbero dovuto governare, non è un problema per chi con queste comunità di fatto può permettersi di non avere alcun legame pur ottenendone il consenso .
Così, con gli amici di “PER le Persone e la Comunità” abbiamo dovuto prendere atto, durante le interlocuzioni con l’onorevole Roberto Fico del Movimento Stelle e con le varie “anime” politiche del centrosinistra, che il sistema politico in Campania, anche per il centrosinistra o il campo largo che voglia dirsi, è ormai assuefatto a modalità di creazione e gestione del consenso che sono più assimilabili ad un sistema di tipo centrico che a un sistema democratico.
In queste condizioni, si intuisce subito che la discussione sul merito delle questioni e dei problemi della Regione e il lavoro sul programma di governo, oltre a essere sostanzialmente inutile e ininfluente, è paradossalmente una zavorra da evitare, poiché essi stessi rischiano di rendere manifesta la sostanziale estraneità ed anche la incompatibilità tra gruppi di potere e di interesse che invece hanno come unico fattore unificante la volontà di vincere le elezioni tout court.Alla luce di questa analisi, che non esito a definire drammatica, la scelta di PER e di Insieme di presentare una lista totalmente autonoma e alternativa ai due schieramenti non è solo un atto di coraggio, ma soprattutto la necessità di offrire ai cittadini desiderosi di esprimere un voto libero sia nel merito (al momento che sto scrivendo solo PER e Insieme stanno proponendo ai cittadini campani un programma chiaro di governo per la Regione) e nel metodo (nessun “figlio di”, o “fratello di”, o “erede di”, ma persone espressione di impegno concreto e efficace nei territori), per costituire una alternativa credibile ovvero un nuovo modello di politica che porti con sé anche un possibile e concreto nuovo modello di sviluppo sociale ed economico per la Regione Campania.


