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giovedì, Marzo 12, 2026

In inglese? perché?

Life giving-Life. Vita che dà vita. Abbiamo scelto un nome inglese per tradurre un titolo italiano avendo guardato con curiosità i dati relativi al mondo della comunicazione in rete, pensando che il lavoro che avevamo iniziato non dovesse essere unicamente limitato alla realtà italiana ma che potesse guardare almeno all’Europa e magari non solo. Nel giugno 2016 gli inglesi votarono per un referendum sul restare nella Unione Europea o sull’uscire, prevalse l’uscire (di cui oggi sono tutti pentiti). 

Mentre il Regno Unito dopo quattro anni di trattative il 31 gennaio 2020 iniziò l’uscita dalla Comunità Europea, la sua lingua e la cultura anglosassone sono rimaste con noi. L’inglese infatti è ancora oggi la lingua più usata in Europa e non solo. 

Così ci siamo posti un problema insolito, provare ad andare a cercare i dati sull’uso delle lingue nella rete WEB e questi sono i risultati.

L’inglese domina con il 55,6% della presenza nel WEB,  mentre coloro che lo parlano tutti i giorni sono il 4,7% del totale della popolazione;  l’italiano è al 1,9% della presenza  mentre i parlanti sono lo 0,81% (dati 2023 riportati da la Repubblica) sulla popolazione mondiale. 

Se, invece, ci si connette ai siti dell’Unione Europea si viene accolti dalla possibilità di scegliere la lingua da un menu che ne comprende ben 24 + 2 (il russo e l’ucraino) ma se si cercano documenti si scopre che non tutti sono tradotti in tutte le lingue, e nello specifico qualche volta non è disponibile una versione dei documenti  in italiano, ma solo in inglese.

Quindi? Quindi stiamo traducendo in inglese i nostri testi più importanti,  anche se non possiamo ignorare che in rete si trovano dei programmi di traduzione automatica niente male. Volendolo in rete tutti possono leggere tutto. 

Tuttavia a  questo punto nascono delle domande: se tutti possono leggere tutto, e conoscere il pensiero e la cultura di ciascuno, nascono le incomprensioni ? 

Qualche anno fa (era il 2019) nel teatro del mio paese era stato organizzato un concerto lirico con interpreti russi e ricordo che io avevo fatto i complimenti (ovviamente in inglese) per il modo in cui aveva cantato ad una giovane cantante la cui vita si svolgeva normalmente a San Pietroburgo. E siccome io avevo realizzato un dvd dedicato a quel concerto so che in un viaggio successivo da parte del giovane organizzatore dell’evento, una copia di quel dvd venne portata là e so per certo che felici copiarono i contenuti di quel disco e li misero in rete a disposizione dei russi interessati alle attività di quella scuola di canto lirico. A San Pietroburgo.

Riflettiamo sulla preminenza di una lingua, portando con sé la cultura, le cose scritte e quelle dette, il linguaggio con il quale esprimersi e tradurre tutto il mondo di ciascuno di noi dai bisogni alle emozioni. E questa uniformità di linguaggio, questo stringersi e/o restringersi in un lessico che non ci appartiene, relega le lingue madri (quelle della sfera emotiva con le quali impariamo a vivere) alla sfera del privato, del singolo, come se le “nostre madri” fossero tutte anglosassoni. Ed invece così non è come sappiamo bene. 

Questa sorta di “madre-lingua” di fatto e non di sostanza, genera in noi un lieve ma costante spaesamento in quanto costringe ogni individuo, che non cresca già bilingue- qualunque bilinguismo- ad operare una cesura tra quello che può essere raccontato per ragioni di scambio commerciale/lavoro e financo di studio e quello che invece racconta delle emozioni, dell’animo di ciascuno di noi. Eppure le emozioni sono state raccontate in tutte le lingue e le molte letterature dei Popoli stanno lì a testimoniarlo. 

Ma. Ma? Forse sarebbe più opportuno parlare dell’inglese al plurale, degli inglesi: l’inglese che parlano a Londra è proprio uguale a quello che parlano a Bombay? O in qualche altra città del mondo, ad esempio New York? E quello che si parla in rete? Vi sono molte varianti. La presenza delle varianti può portare a immaginare evoluzioni diverse analoghe a quello che possiamo immaginare guardando alla storia: il Latino si era diffuso da Roma a tutto quello che fu l’Impero Romano, e fino al XVIII secolo fu lingua per la trasmissione del sapere anche in Inghilterra e persino in quelli che oggi conosciamo come Stati Uniti d’America. Ancora oggi si possono riconoscere, nell’inglese, eredità linguistiche derivate dal latino.

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