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domenica, Dicembre 7, 2025

Trump e Goldman & Sachs

I dazi di Trump non fanno bene al mercato interno. Altro che MAGA!

Il presidente Trump ha già invitato il Ceo di Goldman & Sachs a trovarsi un altro economista e anche un altro posto di lavoro., ma la Banca ha ragione: i dazi fanno male al mercato interno.

Secondo la tabella che ha presentato i dazi hanno prodotto i seguenti effetti, previsti peraltro, :

Le aziende hanno aumentato i prezzi dei prodotti e dei servizi, ma ancora non hanno diminuito la produzione, segno che stanno smaltendo gli ordini già in corso. Le aziende americane dipendono da produttori terzi per buona parte dei segmenti produttivi (materie prime e componentistica) e pertanto l’evasione degli ordini programmati non poteva essere annullata o ridotta, e quindi la produzione in termini di quantità è rimasta costante ma il prezzo finale è aumentato in ragione del maggior costo dovuto ai dazi dei prodotti dei terzi.  Maggior costo che si spalmerà presto sui consumatori, che a meno di non avere un portafoglio gonfio, dovrebbero acquistare meno, e quindi contrarre la domanda. Quanto pesa questo incremento dei dazi? Per le aziende, dice G&S, il 64% del prezzo del prodotto. Per ora, le aziende americane decidono di sopportare il peso riducendosi gli utili ad una prima analisi del breve periodo (va sempre tenuto conto della programmazione della produzione che invece va sul medio-lungo periodo) ma alla lunga non sarà sostenibile, quindi verosimilmente l’effetto sarà la espulsione di alcuni prodotti made in USA dal mercato interno. 

Secondo G&S , anche gli esportatori avrebbero adottato la stessa politica di riduzione degli utili, per un peso pari al 14%, ma qui la previsione è più aleatoria, perché anche non variando il prezzo al dettaglio, presto non sarà più conveniente esportare un prodotto, perché la differenza se la mangia il cambio della moneta in un mercato globalizzato, il dollaro non è l’unica moneta forte, c’è l’euro a fare la parte del leone in questo caso e quindi avremo, noi europei meno prodotti made in USA, e non solo nell’ automotive e nell’informatica ma anche in gas e macchinari, prodotti farmaceutici e attrezzature e forniture mediche, prodotti chimici organici, tanto per citare i più noti. Anche se si mettessero esclusioni dai dazi per settori produttivi, c’è da aspettarsi anche qui una contrazione degli ordini. E da consumatori europei  abituiamoci a meno Pc Apple, smartphone, (teniamoceli cari che ripararli costerà una fortuna), meno Pc Windows e alla bevanda iconica Coca Cola più cara. 

E poi ci sono i consumatori Usa. Il mercato interno è fatto di prodotti interni, eccezion fatta per quelle 10/15 città americane con profilo commerciale medio alto, abituato a prodotti di gamma più alta, con cittadini dal buon portafoglio. La maggioranza dei cittadini USA ha un portafoglio medio basso e sono la base elettorale del programma di governo MAGA. Purtroppo però costoro saranno quelli colpiti, e la Banca G&S lo evidenzia, sopporteranno un peso per ora stimato al 22% ma destinato a salire, perché i prodotti made in USA, unicamente Made in USA, in realtà non esistono o sono pochissimi e costosi; di fatto i prodotti USA hanno molte parti prodotte da terzi di importazione quindi colpite dai dazi. Anche i consumatori USA sono destinati a variare i loro consumi verso prodotti a più basso prezzo e maggiore disponibilità sul mercato interno, rinunciando forse anche a quella qualità alta che veniva assicurata dalla componentistica terza. L’impatto avverrà nei settori primari, primi tra tutti quelli alimentari e quelli farmaceutici, che da un po’ di anni sono sotto pressione per insufficienza dell’offerta rispetto alla domanda interna, Seguono le tecnologie tradizionali e quelle legate alla telematica/informatica, mercato asiatico in prima linea come fornitore da sempre. 

Infine non è dato sapere al momento se sia stato presente nella leadership di Trump che i dazi avrebbero portato una rimodulazione dei consumi interni, piuttosto che il loro sostentamento incondizionato, ma ove non lo fosse stato, l’effetto ottenuto è quello. E la prossima relazione della Banca G&S, attesa per ottobre, potrebbe confermare il trend effetto boomerang della politica protezionistica di Trump.

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