Quando mi stavo accingendo a scrivere una breve riflessione sulla pace e sulle possibilità di uscire dalle guerre che affliggono il mondo, al ruolo della politica e a quello degli Stati, ho guardato la definizione del nostro partito e ho compreso che nel nostro tempo la solidarietà era scomparsa molto prima della pace.
La solidarietà è un atteggiamento dell’animo che porta naturalmente al volgersi all’altro senza alcuna prevaricazione (per esempio di genere o di cultura) con il solo intento di conoscere e aiutare se vi è necessità. Ma essa presuppone che l’atteggiamento dell’animo non sia di uno solo ma che sia diffuso, riconoscibile e riconosciuto come non ostile, apprezzato ed incoraggiato. Tutto questo molto prima che venga la pace. Anzi la solidarietà è un deterrente molto forte del sorgere dei conflitti, tuttavia necessita di uno sforzo collettivo, come dicevo, se non resta nell’alveo degli atti di eroismo dei singoli, degli attributi dei santi e dei beati, e degli ottimisti di ogni epoca e cultura. In questo la netta avversione di molti che attendono il sorgere del conflitto per fare la propria dichiarazione di pace.
Sarebbe questione dotta di morale, se nei giorni correnti l’impennata dei conflitti in corso ( in Medio Oriente e in Europa Orientale) non rendesse evidente che la solidarietà è scomparsa. Scomparsa dai popoli e dagli Stati che si schierano su un solo fronte del conflitto, sperando di avere ragione, e sostengono quello con tutte le loro forze, politiche, economiche, militari, dichiarando una solidarietà volta unilateralmente, che è una contraddizione in termini in quanto la solidarietà non può che essere l’elemento di bilanciamento alla ricerca di un equilibrio in quanto si è solidali con l’umanità e nell’umanità stessa.
Scomparsa nel linguaggio di ciascuno di noi, perché la releghiamo alla volontà dei buoni di cuore, agli ottusi ottimisti di sempre, e ai fanatici delle paci impossibili, i quali, tutti debbono per il solo fatto di ricercare e volere la pace, per forza essere solidali con l’umanità nella sua interezza.
Scomparsa nel linguaggio della politica che la considera inutile perché richiede troppe risorse preventive e pochi risultati immediati e la lascia alla diplomazia, la quale a sua volta va si cercando la composizione dei conflitti ma difendendo la parte che rappresenta e quindi attuando il minor danno possibile e massimizzando il risultato. La solidarietà non è nel cassetto degli attrezzi della diplomazia e della politica perché, anche quando là si mette nelle basi delle Organizzazioni sovranazionali, ONU, prima di tutte, si vede come poi nei fatti , sul campo , la solidarietà scompare nelle dure leggi dei conflitti. Resta la solidarietà di parte e svanisce quella per tutti e di tutti, e con tutti si intende l’umanità. Forse una invasione aliena potrebbe, mettendo a rischio, l’intera umanità, svegliare il senso di appartenenza al gruppo vivente umano, ma ahimè anche qui le diversità di genere e di cultura, gli interessi di parte degli Stati e dei popoli prevarrebbero inevitabilmente. Sarebbe la solidarietà dei pochi tra i pochi a danno dei molti.
Per comprendere la solidarietà dovremmo andare a cercare il suo contrario e ricercare quel proverbio pessimistico latino homo homini lupus derivato dall’Asinaria di Plauto, (e siamo nel 200 a.C) che vuole alludere all’egoismo umano, e assunto poi anche dal filosofo inglese T. Hobbes, nella sua opera De cive, per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere. E non è forse quello che è sotto i nostri occhi nelle guerre in corso? Forse che non abbiamo occhi per vedere e riconoscere quello che accade?
Parole di pace e atti di guerra, di fronte l’ampio fronte degli attendisti che ancora non hanno il coraggio di essere pacificatori e non solo dei pacifisti.
Ora si pone dunque una riflessione più ampia. Posto che è fuori dal tempo contemporaneo la solidarietà, perché essa è scomparsa, ha senso mantenerla tra gli scopi da perseguire per una organizzazione politica, anche fosse per sola testimonianza di esistenza? La risposta profonda, non il semplice si, va ricercata nel profondo di ciascuno di noi, perché solo se si trovasse la sua debole luce dentro ciascuno, si potrebbe poi parlare, a buon diritto di ricercarla nei popoli e poi negli Stati. Il che fa di ciascun uomo il suo Diogene alla ricerca della verità e il vero dissolutore della guerra.
Roma 4 ottobre 2024, festa di San Francesco patrono d’Italia, pacificatore ante litteram


