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sabato, Maggio 30, 2026

Riflessioni libere sotto la canicola di inizio luglio

In vacanza sul balcone di casa a quasi 40 gradi centigradi mi sono ritrovato a pensare, colpa dell’afa e di scherzi della memoria,  che quasi venti anni fa qualcuno aveva scritto una Costituzione per l’Europa che era stata approvata dalla maggioranza degli stati che allora ne facevano parte, ma i Francesi e gli Olandesi interpellati via referendum dissero NO, non perché fossero contrari all’Europa, anzi agli Stati Uniti d’Europa, ma perché erano piuttosto arrabbiati con i loro governi dell’epoca e votarono a quei referendum pensando di dare un segnale forte ai loro governanti.

Nel frattempo l’Unione Europea è ancora cresciuta e ancora vi sono Stati che, non essendone ancora parte, stanno aspettando con impazienza di poter dire: ho fatto i compiti e adesso ne sono parte anch’io! Incassando i relativi vantaggi.

Il trattato che sostituì la Costituzione respinta (Trattato di Lisbona, 2007) è quello che regola ancora la nostra vita quotidiana, sì la vita di tutti noi. Urca! ma non è possibile! sono passati quasi venti anni. Adesso stai esagerando, direte voi; non esagero affatto. A voi sembra che il Parlamento Europeo legiferi su sciocchezze? Tipo il colore della buccia delle patate? (che non è una sciocchezza!) Se è così siete fuori strada, alla grande. Le regole che sono applicate in tutti i nostri Comuni sono in buona percentuale regole fissate in ambito europeo. Qualcuno vuole contestare questa affermazione? Si accomodi. In fondo alla pagina può scrivere. Venti anni fa stavo organizzando un viaggio di istruzione per una mia classe di liceo: mèta Strasburgo. Così invitai alcune persone a parlare di Europa, tra cui il sindaco di allora del Paese in cui stava il liceo ed ella spiegò agli studenti che ormai più del 50% delle norme a cui si doveva attenere il Comune era di definizione europea e quindi comune a tutti i Comuni dell’Europa Unita. Quando qualcuno dice che bisogna ripartire dai piccoli Comuni per ricostruire la politica nostrana fa una affermazione profondamente europeista. Anche se magari non lo sa o se lo sa lui non lo sanno gli altri. 

Le temperature che stiamo sperimentando in vacanza sul balcone di casa ci riportano prepotentemente a pensare alla questione climatica e a cosa fanno gli Stati europei e quindi non solo l’Italia, ma tutti gli altri. La questione climatica, che la scienza sta ponendo da decenni, è ormai sulla pelle di tutti e tutti ci dobbiamo porre la domanda: cosa facciamo? L’Unione Europea ci raccomanda di non produrre dispersione di gas serra in atmosfera e tra questi in particolare l’anidride carbonica (ma ce ne sono altri di gas in circolo). Tutte le auto con motore termico scaricano in atmosfera anidride carbonica, e un sacco di altre attività lo fanno. Per una informazione aggiornata ci sono le pagine dell’Unione Europea sul tema come la seguente:

https://climate-pact.europa.eu/about/climate-change_it

Qualcuno potrebbe obiettare che non c’è solo l’Europa, che i compiti a casa li devono fare anche tutti gli altri. 

L’Africa è tanto più grande, ad esempio, l’Asia? e l’America? Possiamo metterla così: la lotta per l’eliminazione delle sostanze climalteranti riguarda tutti i Paesi del mondo secondo le quantità di gas climalteranti prodotte. Già ma intanto ci sono territori che si stanno desertificando, oggi non domani. E la gente che ci abita che fa? Se ci riesce emigra.

E se emigrando cerca di arrivare da noi? Che fareste se foste loro? Non mi dite che rimarreste nel deserto. Non ci crederei neanche un attimo. Si dice che ormai il mondo democratico sia in retrocessione, che la gente vuole al potere leader forti. E ovviamente guardano a destra o a estrema destra perché non ricordano quello che le destre hanno combinato in Europa dagli inizi del ‘900 a metà secolo circa. La Russia ha aggredito l’Ucraina dicendo che al potere ci sono neonazisti e bombarda intensamente i territori e le città ucraine, dovendole riconquistare essendo la vecchia madre Russia e liberarla dal Governo di destra, di Zalewski, il quale è pure decaduto ma è tecnicamente in proroga infinita cioè fino a quando non si terranno le prossime libere elezioni. E siamo al terzo anno avanzato di guerra. 

Così a Occidente si sta diffondendo l’imperativo del riarmo basato sull’ascolto delle popolazioni che erano state a lungo sotto la dominazione sovietica e non solo, perché riarmo vuol dire una montagna di euro in pochi anni e ce ne sarebbe bisogno, secondo alcuni, per tenere in piedi la nostra (leggi europea) industria metalmeccanica che con questa menata del basta motorizzazione a benzina (menata? chi scrive è un felice automobilista elettrico da 4 anni),  sta entrando in una crisi difficilmente arginabile (con l’elettrificazione da alcune migliaia di pezzi per auto a poche centinaia) = crisi nera, nerissima! ci attende un futuro bollente non solo per la canicola che mi assedia dal balcone. 

Questa cosa del riarmo mi fa accapponare la pelle, anche se non sono un pollo. Quanti sono i Paesi europei che fanno già parte dell’Europa Unita (Unione Europea)? Quella che ha la Commissione a Bruxelles? Ventisette (27). Una manciata di miliardi di euro diviso 27 (ma toglietevi dalla testa che la Germania debba ricevere solo un ventisettesimo della cifra, non è questo il criterio di suddivisione dei fondi). Ci dicono che per fare un esercito europeo (UNO non ventisette) bisogna fare prima gli Stati Uniti d’Europa e allora… buonanotte!.

Eppure se ci riflettete questa è la strada: una Costituzione per gli Stati Uniti d’Europa (o come volete chiamarli) una Commissione = 1 Governo con i suoi ministeri (ma non c’è quella cosa in quel gran palazzo di Bruxelles?) e non c’è già un Parlamento per cui qualcuno ha votato lo scorso anno? Già mica tutti, solo qualcuno. Che Francesi e Olandesi ci dicessero cosa non gli andava della Costituzione che loro respinsero (ma scommetto che farebbero fatica) mentre noi qualche suggerimento per migliorare la stessa ce l’avremmo anche. Ma che caldo che fa!

Giulio Pirovano
Giulio Pirovanohttps://www.solidarieta-italia.org
Presidente di Solidarietà, Libertà, Giustizia e Pace

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