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martedì, Gennaio 13, 2026

Referendum sulle carriere separate: il mio sguardo di cittadina (III parte)

11. Il referendum e la mia scelta

Ho letto i pareri di molti esperti, anche di magistrati come Nicola Gratteri, che ha espresso forti perplessità sulla riforma.
E ho ascoltato anche cittadini comuni, come me, che si domandano: “Perché cambiare qualcosa che, se ben applicato, già funziona?”

Alla fine, mi sono convinta che voterò NO alla separazione delle carriere, cioè sì all’abrogazione della legge che la introduce.
Non perché difenda una categoria, ma perché difendo un principio: la giustizia deve restare libera.

12. Non contro, ma per

Il mio “no” non è un rifiuto del cambiamento, ma un sì alla Costituzione e alla sua visione unitaria dei poteri dello Stato.
Vorrei una riforma della giustizia che semplifichi i processi, che renda accessibili i tribunali, che valorizzi la mediazione e le soluzioni alternative al contenzioso, che digitalizzi le procedure e potenzi il personale.
Ma non voglio una riforma che introduca nuove divisioni o gerarchie.

Credo che la vera modernizzazione della giustizia non passi dalle riforme costituzionali, ma da una nuova cultura civica, che restituisca fiducia reciproca tra cittadini, magistrati e politica.

13. La fiducia come bene comune

Il dibattito sulle carriere separate mi ha fatto riflettere su un tema più ampio: la fiducia.
Una società funziona solo se i cittadini si fidano delle istituzioni, e se le istituzioni meritano quella fiducia.
Ma la fiducia non si impone per legge: si conquista con l’esempio, con la trasparenza, con la coerenza.

Dividere la magistratura in due tronconi non genera fiducia; rischia, al contrario, di aumentare la diffidenza e il sospetto reciproco.
Serve invece ricucire il legame tra giustizia e cittadini, spiegando le scelte, rendendo comprensibili le sentenze, valorizzando il senso del servizio pubblico.

14. Un appello al senso civico

Come cittadina, sento che il mio compito non è solo votare, ma anche informarmi, discutere, partecipare.
Troppo spesso lasciamo che la politica decida al nostro posto, senza approfondire.
Eppure la Costituzione è chiara: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Questo referendum è una di quelle forme.
E allora, prima di mettere una croce su una scheda, dovremmo tutti leggere, ascoltare, confrontarci.
Perché votare senza capire è come firmare un contratto senza leggerlo: un atto di fiducia cieca che, in democrazia, può essere pericoloso.

15. La Costituzione come bussola

In tempi di disorientamento, la Costituzione resta la mia bussola.
Non è un libro sacro da adorare, ma un patto civile da custodire e rinnovare ogni giorno.
Parla di libertà, di uguaglianza, di giustizia sociale, e anche di limiti: perché il potere, qualunque potere, va sempre bilanciato da un altro potere.

Dividere le carriere dei magistrati senza un disegno complessivo di riforma rischia di squilibrare questo fragile equilibrio.
Io credo che serva, piuttosto, attuare pienamente la Costituzione, non riscriverla.
E credo che l’Italia abbia bisogno di più cultura costituzionale, non di meno.

16. Conclusione: un “no” per difendere un “sì”

Voterò NO al referendum sulle carriere separate perché voglio dire sì all’indipendenza della magistratura, sì alla Costituzione, sì a una giustizia libera da pressioni politiche.
Voglio una giustizia più umana, più efficiente, più vicina ai cittadini, ma non una giustizia controllata.

Mi fido dei padri costituenti e del loro equilibrio: avevano conosciuto la dittatura e sapevano che la libertà si difende soprattutto dove il potere può abusare.
E la giustizia, se perde la sua autonomia, trascina con sé l’intero edificio democratico.Forse la nostra Costituzione non è “attualizzata”, ma è attuale, e come ogni cosa viva va applicata con intelligenza, non stravolta con leggerezza.
La sua forza non è nell’essere perfetta, ma nel ricordarci ogni giorno da che parte stare: dalla parte della libertà, della dignità e del bene comune.

Rosapia Farese
Rosapia Faresehttp://www.fareretebenecomune.it
Rosapia Farese (Roma, 1947), autrice e saggista, è Presidente e co-fondatrice dell’Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS. Con un percorso che intreccia impresa, ricerca sociale e impegno civile, promuove progetti nazionali su salute, ambiente, educazione e lavoro. Autrice di numerosi articoli e contributi culturali, porta avanti una visione di umanesimo civile che unisce etica, responsabilità e innovazione sociale per costruire una società più giusta e sostenibile.

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