5.2 C
Milano
domenica, Dicembre 7, 2025

Dissuasione, Difesa europea e Morale Cristiana

In un’epoca segnata da conflitti come quelli in Ucraina, Medio Oriente, Africa e Sud Est Asiatico, il riemergere della minaccia nucleare viene spesso oscurato nel dibattito pubblico, sovrastato da notizie su conflitti “convenzionali”, cambiamenti climatici, crisi alimentari e altre emergenze planetarie. 

Nonostante il rischio sembri remoto, la realtà è che nel mondo esistono almeno 12.500 testate nucleari, fino a quaranta volte più potenti di quelle di Hiroshima e Nagasaki. Tale arsenale pone a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità. Questo dato allarmante si inserisce in un contesto di generale lentezza dei processi di disarmo nucleare. Sebbene nel luglio 2017 sia stato adottato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), entrato in vigore nel gennaio 2021, nessuna delle grandi potenze nucleari – né la maggior parte dei paesi industrializzati – ha aderito al testo, riducendone l’efficacia concreta e lasciando la questione irrisolta.

Papa Francesco in occasione della prima riunione degli Stati parte del TPNW, nel giugno 2022, a pochi mesi dall’invasione russa dell’Ucraina, ribadiva la posizione della Santa Sede: “un mondo libero da armi nucleari non solo è necessario, ma anche possibile”. Papa Francesco sottolineava come le principali minacce alla pace nel XXI secolo non possano essere efficacemente affrontate attraverso la sola deterrenza nucleare, la cui logica appare ormai inadeguata rispetto alla complessità delle sfide attuali.

In questo scenario, tra le iniziative nate per promuovere il dialogo internazionale e il disarmo spicca il ciclo di conferenze organizzato ad Assisi dal Comitato per una Civiltà dell’Amore, che ha coinvolto esperti e religiosi provenienti da Russia, Stati Uniti e Italia, per favorire una nuova stagione di accordi per la riduzione e la conversione degli armamenti nucleari. Un precedente importante in questo senso fu rappresentato dall’accordo USA-URSS del 1991, che portò alla distruzione di circa 20.000 testate (l’80% degli arsenali dell’epoca), e dal successivo accordo Megaton per Megawatt del 1993, grazie al quale il combustibile nucleare delle testate smantellate fu convertito per usi civili.

Il punto oggi, però, è il passaggio dall’utopia alla politica.

Come ebbe ad affermare San Giovanni Paolo II alla Seconda Sessione Straordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il disarmo, il 7 giugno 1982 , “Nelle attuali condizioni, una dissuasione basata sull’equilibrio, non certamente come un fine in sé ma come una tappa sulla via di un disarmo progressivo, può ancora essere giudicata come moralmente accettabile

Ma allora dove si colloca il giusto equilibrio tra il rispetto dei principi morali e le esigenze dell’azione politica?

Siamo sicuri che un divorzio tra i principi morali e la cosiddetta realpolitik renda il mondo più sicuro o invece la sicurezza – intesa in questo caso nel senso della difesa sostanziale della pace – è data, oltre che dall’intervento della Provvidenza secondo le sue imperscrutabili strade, dalla presenza di persone di buone volontà in tutti i posti chiave che col loro agire quotidiano si adoperino per prevenire l’incidente, ridurre le tensioni e operare concretamente nel senso di una progressiva riduzione del rischio?

Ed anche che operino verso l’obiettivo ideale del disarmo totale ma accettando i rischi e le sfide dei passaggi intermedi che incontriamo, consapevoli, usando le parole di Aldo Moro, che “si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà ”?

L’Unione Europea, in quanto Istituzione, non sembra riuscire ad andare oltre una logica meramente finanziaria di pur utile supporto all’Ucraina per la difesa e la ricostruzione, e agli Stati membri per il rispettivo riarmo nazionale nonché di assenza dagli altri scenari internazionali di crisi.

Qualcosa tuttavia si sta muovendo.

Una maggiore consapevolezza – dettata dall’aggressione russa all’Ucraina ma, forse, suggerita anche da una presidenza americana la cui animosità sul tema dei dazi sembra indebolire quei legami di solidarietà politica che dovrebbero connotare un’alleanza militare – ha spinto i leader di Regno Unito e Francia ad incontrarsi a Londra lo scorso 14 luglio per sottoscrivere una Dichiarazione comune nella quale, tra le numerose iniziative assunte, si preannuncia l’istituzione di un Comitato direttivo tra Regno Unito e Francia che coordinerà le politiche, le capacità e le operazioni in materia nucleare.

Il vertice è stato seguito, solo due giorni dopo, il 17 luglio, da una visita del Cancelliere tedesco Merz a Londra che si è conclusa con la firma di un importante accordo di cooperazione fra il Regno Unito e la Germania che riconosce la cooperazione trilaterale con la Francia, prevede una clausola di mutua assistenza militare (art. 3) nonché forme di coordinamento e collaborazione anche in materia di deterrenza, difesa, minacce nucleari, intelligence (art. 1, 3 e 7) .

Il quesito finale allora è: l’Unione europea e l’Italia, ferma restando l’importanza della loro opera per costruire la pace con le armi della cultura, della cooperazione e dei rapporti diplomatici, potranno mai incidere direttamente sui processi di disarmo nucleare, bilanciato e globale, senza dare una delega in bianco alle potenze nucleari? E se dovessero rinunciare, per questo, a misurarsi in modo più chiaro sul ruolo e gli obiettivi specifici che intendono e possono perseguire nel campo della dissuasione e della deterrenza?

Previous article
Next article
Marco D'Agostini
Marco D'Agostini
Docente su “L'evoluzione delle competenze delle istituzioni europee in materia di sicurezza e di difesa” presso l’Università Niccolò Cusano di Roma e già Segretario della Delegazione parlamentare italiana preso NATO Parliamentary Assembly

Related Articles

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Stay Connected

203FansLike
23SubscribersSubscribe

Latest Articles