Elena Granata coglie l’occasione di sviluppare il proprio pensiero politico nei saluti inviati all’incontro a Roma, il/ febbraio tra gli amministratori di Enti locali che si riconoscono nel pensiero cattolico.
Il documento offre alcuni spunti di riflessione sulla condizione della politica in Italia e per tutti e non solo per gli amministratori locali, anche se è a loro rivolto.
Granata inizia provocatoriamente dal fare un distinguo tra due aggettivi che vanno con la parola valori: negoziabili e notiziabili. Sembra un gioco di parole (più precisamente di una sola sillaba – ti al posto di go) che l’italiano consente ma dietro si cela un significato diverso. Per anni, dice Granata, ci siamo coccolati dentro l’aggettivo “negoziabili-non negoziabili” e su questo abbiamo costruito un pensiero politico fermo ma in buona sostanza molto lontano dalla realtà della gente, e quindi politicamente non giusto. Ora è il tempo dell’aggettivo “notiziabile” cioè di quelle attenzioni per gli ultimi che sono per dirla chiara la vera vocazione dell’essere cristiani. Sono i valori che non fanno notizia poiché rivolti a coloro che “non fanno notizia” e quindi nel cono d’ombra dei Media e della politica contemporanea. Il valore del fare, della partecipazione, della reciprocità, dell’ascolto, il valore di ciascuno e il valore di tutti insieme.
Questi che sono valori che dovrebbero caratterizzare la politica pensata da cattolico, però, osserva Granata, non trovano il luogo dove esprimersi e dove crescere: “la mancanza di luoghi del pensiero impoverisce la società tutta e la rende più sterile e incapace di confronto”.
Ed è il confronto delle idee e ancor prima quello delle persone e dei cuori (condivisione) che va cercando Granata nel ripercorrere le fasi che dalla Settimana sociale della Cei nell’estate del 2024, hanno portato alle due giornate di incontro a Roma.
Granata esorta anche a mettere in soffitta la fase definita della prepolitica quando le associazioni svolgevano le funzioni di aggregazione di persone ed idee che poi andavano a finire nei partiti politici, talvolta svanendo del tutto, altre più fortunate avendo uno spazio di confronto.
Politica è pensare a ciò che è pubblico, alla cosa pubblica come cosa di tutti e di nessuno in particolare, chi è chiesto – dice Granata “di partecipare e non di patteggiare”, avere un ruolo per fare il bene di tutti e non il bene di qualcuno. Senza però nascondere che la profonda crisi che attraversa la sfera pubblica e la dimensione collettiva della società, perché sia la politica che la sfera pubblica si stanno svuotando si significato e impoverendo sempre di più come sistema di valori condivisi.
Il pubblico ormai è delegato a pochi senza che venga percepito che questo delegare comporta un deficit al processo democratico che necessita di partecipazione di condivisione, fino a diventare “analfabeti della democrazia” come ha osservato il Presidente Mattarella. La mancanza di partecipazione porta alla passiva rassegnazione di molti che non vedendo concretamente risolti i molti problemi sociali che l’epoca attuale comporta, disamorandosi perdono il desideri non solo di cambiare qualcosa per sé ma anche che il cambiamento comunque avvenga anche per gli altri: è una sorta di stato di atarassia che fa trascorrere il tempo senza fare senza dire senza sentire. Contro questa dimensione non collettiva della società, c’è la forte esortazione a capovolgere il comune sentire apolitico per diventare partecipi delle grandi sfide che aspettano il Paese: energia , clima, sanità, salute, qualità della vita di ciascuno e di tutti.
Rivolgendosi agli amministratori locali, Granata, esorta a liberarsi della distinzione e tra “alta” e “minore” per la politica poiché la politica è solo e sempre solo politica senza alcun aggettivo che ne connoti la dimensione. E qui affronta un tema molto sentito quello di dove collocare la politica dei cattolici, e non è tra stare al centro (che riguarda gli schieramenti politici) quanto lo “lo stare nel mezzo” ovvero tra la gente. Invero sarebbe stato più corretto dire “in mezzo”, ma “nel mezzo” riesce a far percepire meglio il concetto principale: quello che la politica si fa tra la gente e per la gente come l’esempio del sindaco di Firenze La Pira ha dimostrato in tutta la sua vita politica e non solo.
Ma, osserva Granata, la partecipazione democratica e politica è legata indissolubilmente ai luoghi e ancora meglio detto: “la democrazia è tale se si fa luogo , se incarna nelle storie locali, che poi diventano domande, servizi ed istituzioni per tutti”. E’ un monito e nello stesso tempo una esortazione per gli amministratori nel loro agire politico concreto.
Nel rammentare che forse troppo siamo legati al passato e alla cultura che il Paese ha espresso nel tempo, tanto da cullarci nel ricordo dei tempi mentre dovremmo capire che la nostra ricchezza sta anche nelle cose che verranno fatte, Granata esorta ad agire per le sole cose che davvero possono accadere ovvero per quelle per le quali si è sicuri dell’attuazione, lanciando alcune domande all’uditorio tra le quali le più importanti sembrano essere due: siete stati in grado di elaborare un pensiero comune? Siete stati in grado di restituire dignità ad un pensiero che nasce dall’azione?
Pensiamoci su.


