Lecce, all’ indomani delle elezioni amministrative offre tanti spunti di riflessione.
Si vive la novità del cambiamento oppure la sensazione di un dejavu?
Sicuramente è facile intuire la risposta. Il centro sinistra progressista è uscito sconfitto per circa seicento voti.
Lecce è l’incarnazione di una città divisa in due schieramenti.
Quello rappresentato da Carlo Salvemini e quello rappresentato dal centrodestra.
Un centrodestra che non si è risparmiato nel proporre il cambiamento attraverso una “comunicazione forte”.
La mia può sembrare un’ analisi morbida e tale sarà perché nessuno oggi deve correre il rischio inutile di offendere quello o questo schieramento. Ciò sarebbe sbagliato e oltremodo, anacronistico. Sarà la cittadinanza a dare il suo giudizio. Infatti quello che tutti i candidati in appoggio di Carlo Salvemini hanno sperimentato, è l’inutilità dell’ attacco verbale. Il cambiamento è nelle mani di chi tra i leccesi saprà distinguere la comunicazione dalla propaganda. Sta tutto qui. Lasciamo ai leccesi il senso critico imprescindibile per un vero e sentito nuovo inizio.
La parola d’ordine per il futuro sarà: rispetto per la controparte e nello stesso tempo rispetto delle regole di comunicazione.



Quando si gettano alle ortiche i princìpi fondamentali del ciclo della vita nella speranza di avere il numero di voti sufficienti a governare, si è perso in partenza anche se il risultato fosse stato opposto.
L’azione di governo, infatti, sarebbe rimasta distruttiva, planetariamente distruttiva.
L’unica domanda rimane:
Riuscirà il nuovo sindaco a d uscire dalla spirale di autodistruzione descritta in Laudato Si’ 163?O si perderà altro tempo?