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domenica, Dicembre 7, 2025

Il centro europeo al voto

I moderati nel Parlamento europeo uscente si sono equamente divisi fra l’area
di destra e l’area di sinistra. I raggruppamenti però si sono rivelati troppo grandi
e la posizione dei centristi è scomparsa per effetto della legge dei grandi
numeri, troppo piccoli per essere rilevanti.
Nel Parlamento uscente ci sono ben 7 gruppi politici + 1 non gruppo detto degli
Indipendenti: i Cristiani democratici e Conservatori liberali con 182 membri
(PPE), i Socialdemocratici e Progressisti con 157 membri (S&D), i Liberali
centristi con 108 membri (RE), gli Ambientalisti e i Regionalisti con 74 membri
(V/ALE) , i Nazionalisti, Sovranisti e anti–globalizzazione con 73 membri (ID), i
Sovranisti ed Euroscettici con 62 membri (ECR), gli Eurocomunisti e socialisti
con 41 membri (GUE/NGL) ed infine il gruppo degli Indipendenti con 57 membri.
I deputati europei sono 705 e i centristi puri sono 182, i centristi liberali sono
108, e poi ci sono tutti gli altri centristi che si dividono tra ambientalisti, socialisti ed
euroscettici e gli indipendenti, circa 400 persone, poco più della metà.
I nostri 72 parlamentari si sono ripartiti in 6 gruppi; il Partito democratico e
Democrazia solidale con i Socialdemocratici e Progressisti (PSE); Azione e
Italia Viva con i Liberali centristi (RE), il Movimento 5 stelle con i Nazionalisti e
anti globalizzazione (ID), i Fratelli d’Italia con i Sovranisti ed Euroscettici (ECR),
la Lega con i Nazionalisti e anti-globalizzazione (ID) ed infine Forza Italia e il
Sudtirol con i Cristiano democratici e conservatori liberali (PPE). I cosiddetti centristi
d’Italia nella maggior parte stanno nei Cristiano democratici e nei Liberali
centristi, salvo qualche sparsa rappresentanza con gli anti-globalizzazione.
A voler riportare le cose come si presentano i partiti nella campagna elettorale
allora lo schema si semplifica in meglio : i partiti al governo stanno con i
Sovranisti, Nazionalisti e anti-globalizzazione e i conservatori liberali; i partiti
all’opposizione stanno con i Democratici e Progressisti e in parte con gli anti-
globalizzazione. Se si presentassero con questo semplice schema agli elettori
di centro , questi sarebbero costretti tutti ad andare con i partiti del
raggruppamento PPE-ECR-ID-RE , che veleggiano tra gli ultra conservatori,
Euroscettici e Sovranisti, mentre i pochi sparuti di centro che si sentono
ambientalisti e progressisti finirebbero nel gruppo PSE.
Questo appiattimento verso il lato destro del centro è la ragione ultima perché
nella campagna elettorale dei centristi si continua a parlare dei fatti politici
nazionali e di poco delle prospettive europee. Se gli assetti dovessero rimanere
questi allora dovrebbero dire apertamente che dovranno scegliere politiche
economiche-sociali le cui ricadute potrebbero aumentare le disparità tra redditi
e prospettive future, avendo come base le teorie neo-liberiste; se invece come
si prospetta l’asse si sposta più a destra, la scelta del posizionamento diventa
difficilissima per quelli che oscillano tra i nazionalisti- anti-globalizzazione e
ambientalisti, perché i valori espressi nella tutela del creato, la cura della
persona, il futuro dei giovani, le prospettive di lavoro e di una economia solidale
si trovano compresse verso il lato sinistro del centro. Di fatto il centro non
esisterà più se non come nome convenzionale per determinare quale sia la
linea di confine tra destra e sinistra. Appunto! Non un territorio da difendere ma
una linea di demarcazione tra due territori in equilibrio ma non con la stessa
dimensione : il territorio a destra sarà più grande.
Allora meglio continuare a parlare della politica nazionale, che un Centro
sembra averlo anche se di scarsa incisività per l’assenza di valori fondanti da
rappresentare con convinzione e riconoscimento dell’elettorato, che tra l’altro
disamorato e disilluso dalla capacità della politica di rappresentarli continuerà a ingrossare le file dell’astensionismo. Astensionismo che diventato il primo
partito, sottrae voti proprio al Centro e lo farà anche nel rinnovo al Parlamento
Europeo, ad evidenziare che i centristi, almeno in questo Paese, hanno smesso
di guardare sia a destra che a sinistra e non si sa ancora che cosa o chi stiano
aspettando che sorga all’orizzonte come nel romanzo di Buzzati – Il deserto dei
Tartari -.

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