Abbiamo già considerato in alcuni articoli l’abitudine a dichiarare trionfalmente le percentuali a proprio favore dei votanti in relazione ai numeri di coloro che sono andati a votare senza dare alcun peso al numero dei non votanti.
Ricordo che in occasione di un ciclo elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo (era il 2014) il Partito Democratico renziano aveva a gran voce affermato di aver conquistato il 40% dell’elettorato (40,81% per la precisione). Ero andato a curiosare in quella occasione davanti alla sede del PD del paese in cui vivo ed una amica che mi vide si rivolse a me felice sbandierando quel dato vittorioso: il 40% detto con enfasi. Io le dissi di rifare i conti dicendole che il numero dei votanti era stato il 57,22% degli aventi diritto per cui il dato, quello vero, era che il PD in quelle elezioni si era confermato come un partito del 20% o poco più. Ci rimase male. Smise di sorridere: avevo rovinato quel momento di felicità che lei stava vivendo.
Eppure quell’amica non stava facendo che adeguarsi all’abitudine di non considerare gli elettori dormienti, anche se sarebbe più giusto definirli della protesta silente, coloro che per un motivo o un’altro decidevano di non andare a votare. Il fatto è che questo numero aumenta ad ogni occasione, non solo per le elezioni europee ma anche per le politiche nazionali e financo per quelle comunali. Il trend non scende anzi sale !
L’ho già scritto in un articolo del 21 dicembre 2024 (La politica italiana ferma alle chiacchiere)
Sto riprendendo il tema oggi perché credo che il primo passo verso una riflessione onesta e trasparente sulla realtà politica contemporanea sia quella di fare i conti rifiutando di ignorare il numero di coloro che non vanno a votare.
Le norme prevedono che le maggioranze politiche si formino tra gli eletti da parte di coloro che sono andati a votare, non c’è traccia dei non votanti, non ci può essere traccia.
Ma se vogliamo impostare una riflessione sulla realtà politica del Paese, delle Regioni, della Nazione o dell’Europa, non possiamo continuare a far finta che i non votanti non abbiano significato. Nelle elezioni politiche del 2022 i non votanti furono il 39,5%. Di gran lunga il partito più numeroso. Nelle europee del giugno 2024 si è arrivati al 50.3% di non votanti mentre abbiamo visto nell’articolo sopracitato che alle comunali di secondo turno ad Anzio aveva votato il 34.03% e a Nettuno il 31.07%.
Affrontare il tema del non voto non è mai stato semplice. Originariamente (primi anni ‘50) il voto era considerato un obbligo, ma andare a punire i non votanti non è semplice e quindi si è cancellata la norma sostituendola con una che riconosceva il votare come un diritto che ogni cittadino è libero di esercitare o no. Il fatto che il partito del non voto con quello delle schede bianche costituisca un insieme più grande del partito più votato pone ovviamente un problema ai partiti che non può e non dovrebbe essere ignorato.
Qualcuno disegna la questione come una mancanza, via via sempre più grande, di fiducia nella politica. Il partito del non voto sembrerebbe basato sulla convinzione che andare a votare sia un esercizio senza senso a causa della qualità dei politici nostrani e delle regole adottate nella designazione dei candidati, sempre più nelle mani dei vertici dei partiti, piuttosto che manifestazione di libere scelte da parte dei candidati e/o della base dei partiti.
Qualcun’altro invece mette in evidenza che i partiti con la fine del finanziamento pubblico hanno iniziato a tirare i remi in barca cercando di ridurre al massimo i costi di gestione e quindi ritirandosi dai territori (scomparsa delle sezioni) per affermare la propria presenza solo attraverso la televisione e poi i social. Nel 2022 è stato curato dal Dipartimento per le Riforme istituzionali della Presidenza del Consiglio dei ministri un libro bianco “Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”.
Approfondendo si possono scoprire tabelle tematiche come quelle relative all’istruzione dei votanti e la pratica di andare a votare o meno: risulta che le persone laureate sono meno presenti tra i praticanti del non voto, mentre le persone ferme al diploma di scuola media inferiore lo sono di più (i primi circa 10%, i secondi intorno al 30%).
Come affrontare il tema del contrasto all’astensionismo dilagante? Aumentando la visibilità dei non votanti con approfondimenti tematici in televisione e inviti pubblicitari al voto? Sono stati già fatti ampi dibattiti e estese campagne civiche per andare a votare : il loro risultato non è stato soddisfacente anzi per un certo verso ha comportato l’esatto contrario; è aumentato l’astensionismo. Forse è il momento di pensare ad iniziative di partecipazione in ambito locale dalla più piccola struttura aggregativa che si conosca : il Comune. E noi siamo il Paese dai “mille Comuni/campanili”… (in realtà 7.904).



Grazie per il rinnovato invito ad analizzare questa criticità, questo indice della temperatura “alterata” della nostra Democrazia a base “popolare” … “di popolo”!
Porrei l’accento della ricerca sulla dimensione sociologica della composizione della nostra società, del Corpo Elettorale.
1) l’invecchiamento solitudinario ed emarginato: sono sempre più numerosi gli anziani che vivono soli nelle città, spesso in ospizi e case di riposo. Indagherei sui numeri assoluti di questa categoria di persone ultra settantenni, e indagherei sulle percentuali di non votanti e sui numeri assoluti di questi.
2) il progressivo aumento dei residenti iscritte nelle liste elettorali di nuovi residenti (emigrazioni da altre città italiane) e persino di stranieri. Molte persone non sentono di appartenere alle comunità per le quss ad lì esprimere un voto sulla base di conoscenza dei candidati e dei programmi e motivazioni per un consenso elettorale informato e capace di motivare il voto ed al voto.
3) I giovani non sono rappresentati e sono disinteressati al voto. Anche qui vanno indagati i numeri assoluti e relativi. L’età media dei candidati resta molto alta e mancano appunto, come rilevato, le forme di prossimità alla base elettorale. Inoltre, molti dei giovani che partecipano, sono cooptati e poco appeal riscuotono sulla base elettorale giovanile.
4) Il voto femminile: va indagato anche questo.
Comunque le due criticità che determinano il non voto non afferisce al disamore dei cattolici (forse i più sensibili all’esercizio del voto ed alla democrazia) quanto invece al non esercizio del voto da parte degli anziani, da parte dei forestieri, da parte dei giovani.
Quindi ritenere che il non voto dipenda dai Cristiani e dai cattolici che non si sentono rappresentati è un errore madornale da parte di noi cattolici, che siamo lontani dal popolo e dalla cittadinanza reale … tranne i pochi che realmente sono impegnati nel volontariato ma senza avere una connessione con una organica proposta politica chiaramente intellegibile e comprensibile.