Nel panorama autunnale delle elezioni amministrative, che interessano 5 Regioni, iniziano le Marche in una sfida che si dice già vinta in partenza dallo schieramento di centro-destra, che è quello che ha governato negli ultimi 5 anni, dopo decenni di governo di centro-sinistra.
Eppure all’apparenza la vincita non è così certa.
Le Marche sono state conquistate dallo schieramento di centro destra 5 anni fa, e fu vista come una sorpresa dopo decenni di centro sinistra o al massimo di liste civiche di area di centro. In realtà il sistema di gestione del centro sinistra aveva cominciato a scricchiolare anni prima, tra inchieste e scandali, e la gente delle Marche ha cambiato orientamento. Quello che sembrava un sistema di governo destinato a perdere invece si ripresenta forte della probabile riconferma. Il centro sinistra non si presenta compatto e i risultati potranno non essere esaltanti. L’alternanza nella conduzione del governo della cosa pubblica è uno dei principali elementi della democrazia.
Tuttavia nelle Marche il desiderio di provare a cercare soluzioni migliorative per la gente comincia a farsi largo; da che erano abituati ad un certo benessere, ora sono attraversati dalla disoccupazione e dall’inflazione che si mangia i guadagni, da Regione a forte traino dall’export a mezzo blocco a causa dei dazi di Trump, all’inflazione che si mangia senza sosta pezzi di industria produttiva e di salario dei lavoratori; un po’ tutti i settori del terziario, e le Marche sono una Regione a forte vocazione terziaria, sono in stagnazione nel Paese e le leve economiche classiche nel mercato globale (produzione e distribuzione dei beni e servizi) faticano ad essere incisive.
In questo contesto si potrebbe iniziare a far ragionare la gente e con essa anche le aziende, su un possibile differente modello di sviluppo. Ed è il ragionamento politico che persegue Solidarietà, partito politico innovatore, che attraverso piccoli passi, intende portare a far conoscere un nuovo modello di sviluppo in grado di contenere le spinte disgregatrici del consumismo (prime fra tutte quelle interne tra gli stessi consumatori obbligati in una competizione senza fine) attraverso il concetto del bene comune in sostituzione del bene di ciascuno o di una categoria di persone (produttori/consumatori) che è l’orizzonte filosofico del consumismo made globalizzazione.
Per fare questi piccoli passi nella conoscenza di un modello che certamente non è di facile comprensione ad un primo impatto, è stato messo a punto un piccolo decalogo di buone intenzioni/proposte/azioni che a cominciare dagli amministratori pubblici possono essere intraprese concretamente e il cui impatto positivo potrebbe generare un moto di cambiamento forse fondamentale per la vita di ciascuno di noi: mettere al centro la famiglia e non il singolo individuo fuori dal suo contesto di vita; pensare ad economie che privilegiano la circolarità dei beni e dei servizi; pensare sempre all’impatto sull’ambiente in termini di salvaguardia e conservazione per il futuro delle generazioni; ricordare che ogni azione intrapresa di cambiamento deve avere in sé il processo dinamico ciclico di salvaguardia della vita; ad ogni passo verificare la correttezza di quanto fatto.
Solidarietà, per l’area politica che si presenta nelle Regioni al voto amministrativo e per le quali riconosce una maggiore sintonia di intenti e principi, in tutti i suoi livelli, intende avviare azioni di conoscenza del Nuovo Modello di Sviluppo definito “la Vita che genera la Vita” (Life giving-Life) che coniuga e declina i principi dell’economia circolare, affinché, per quanto sia importante lo scostamento della gente dal momento elettorale per eleggere i propri rappresentanti in seno alle Istituzioni pubbliche, lo si possa ridurre di qualche punto percentuale offrendo, nello spunto di riflessione, una speranza per un futuro certamente più inclusivo e redistributivo della ricchezza.


