Spunti di riflessione per un’azione politica cristianamente condotta
La lettura dell’Enciclica di Papa Leone XIV, la prima del suo Pontificato, è lo spunto per una più ampia riflessione che un partito politico, come Solidarietà, si sente in dovere di affrontare quando si pensi concretamente all’azione politica cristianamente condotta.
Non è una riflessione rivolta ai cattolici che militano nei partiti o nelle associazioni partitiche, ma uno spunto per ricercare nel testo dell’Enciclica stessa quegli elementi fondanti e prioritari che rendono l’agire politico di un partito cristianamente condotto. Sarà una conversazione con i lettori in più puntate.
Conviene quindi cominciare dalla fine, dal monito che il Papa riporta nelle conclusioni, riprendendo le parole di San Paolo ai Corinti: «Ciascuno sia attento a come costruisce». Ed è quel monito che deve essere ben presente quando si decide di essere un partito politico e di agire per il bene comune .
Per affrontare gli argomenti più politici e sociali bisogna andare alla metà del secondo capitolo dell’Enciclica, quello dedicato al breve ma profondo excursus sulla Dottrina sociale della Chiesa. Papa Leone si concentra sui principi, esaminandoli poi nel particolare: il bene comune, la destinazione universale dei beni comuni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale. Questi sono i cardini; poi vediamo le declinazioni nell’agire.
Sul concetto del bene comune – punti da 59 a 64 – Papa Leone XIV conferma che lo stesso non è mai la somma dei vantaggi dei singoli né l’incrocio degli interessi personali, ma un bene più grande, che è di tutti e come tale può essere costruito solo insieme, e insieme custodito e accresciuto. E più avanti: «il tutto è più delle parti». Il bene comune è il frutto dell’interdipendenza delle parti che lo compongono e ha come effetto quella rete di bene sociale che si diffonde e si ripercuote sulle persone. La ricerca del bene comune, infatti, dà vita ad un popolo, che è una realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica. Avere un progetto condiviso.
Mi fermerei a questo primo principio, così ben enunciato, per evidenziare quanto la realtà della condizione umana sia lontana dal bene comune. Quanto, allo stesso modo, lo siano le politiche pubbliche degli ultimi decenni, tese a torcere le necessità di molti agli interessi di pochi. E quanto questo orizzonte sia ormai divenuto abituale nella coscienza pubblica. Tanto abituale da non considerare affatto che si possa modificare, anzi considerandolo ormai parte del paesaggio stesso.
Papa Leone poi si addentra nel ruolo dello Stato. Gli affida il compito di garantire coesione, unità e una giusta organizzazione della società civile, così che il bene comune possa essere realmente perseguito con il contributo di tutti. Ovvero, riprendendo quel concetto, di armonizzare con giustizia i diversi interessi in gioco, cercando un equilibrio tra i beni particolari e i beni d’insieme, senza lasciare indietro i più deboli.
Qui si vede il primo degli elementi che caratterizzano l’agire cristianamente condotto: la carità. E con la carità il concetto di giustizia. Pensiero che riprenderà più avanti, quando dirà che nel concetto di giustizia va ricompreso anche il modo in cui sono pensate e organizzate le strutture della convivenza.
È di tutta evidenza, in questi nostri tempi, quanto l’agire politico dei governi degli Stati sia distante dai principi di «armonizzare gli interessi con giustizia» e come quest’ultima sia ora intesa pubblicamente nella sua dimensione di giustizia punitiva dei reati, avendo perso nel tempo anche la sua funzione riparatrice, con tutte le conseguenze che ne derivano a livello nazionale e internazionale.
Più complesso è il principio della destinazione universale dei beni, poiché Papa Leone XIV osserva come la destinazione ricomprenda anche i beni immateriali e culturali, non solo quelli materiali. Affronta la questione dell’immateriale che appartiene all’innovazione tecnologica e alle infrastrutture informatiche. Il mondo del Web e delle IA. Il nodo che sottopone all’attenzione di tutti è quello della concentrazione nelle mani di pochi di risorse che sono invece destinate a tutta la famiglia umana, al suo progresso condiviso, senza aumentare il divario tra chi è incluso e chi invece è escluso, deliberatamente, dal processo di progresso.
Sembra di ricordare una situazione ben nota nei primi anni Sessanta dello scorso secolo, con i movimenti di liberazione dei popoli dalle politiche coloniali che si conclusero, non senza tributo di sangue, nell’indipendenza. Qui gli esclusi, per via della globalizzazione, non sono più popoli: sono tutti quegli individui le cui condizioni socio-economiche non consentono loro di accedere ai beni comuni e che sono sempre più respinti ai margini delle società, quelle nazionali come quelle verso le quali si dirigono i maggiori flussi migratori in Europa e nel Sud del mondo.
La solidarietà, dice Papa Leone XIV, appartiene alla riflessione sulla dignità dell’uomo e sul bene comune, e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha nella costruzione della società. La sussidiarietà richiede partecipazione attiva, a cui, di contro, non deve corrispondere il disimpegno dello Stato. L’intervento pubblico è richiesto proprio per permettere a tutti i soggetti sociali la loro missione senza essere schiacciati. Spetta alla comunità politica creare le condizioni perché persone, famiglie, associazioni e corpi intermedi possano realizzare la propria vocazione sociale, senza essere sostituiti o ridotti a meri esecutori.
Quanto di questo principio della sussidiarietà, così com’è stato enunciato in questa Enciclica, ritroviamo nelle politiche che andiamo a proporre alla società, quando vogliamo fare politica attiva, per esempio presentando un progetto elettorale per avere una rappresentanza nelle istituzioni pubbliche? Rispondere a questa domanda è uno degli scopi del presente scritto, nel sollecitare l’attenzione di chi leggerà.
Il principio della solidarietà si lega alla dimensione della fraternità. Precisa Papa Leone XIV: «La fraternità non è soltanto un’aspirazione interiore di chi crede, ma una forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi. La solidarietà, allora, è il riconoscimento concreto che il destino di ciascuno è legato al destino di tutti…». Mi soffermerei solo sul destino di tutti per riflettere ancora una volta su quanto sia distante la percezione che l’opinione pubblica ha dell’agire politico: non un modo fraterno di incarnare le scelte e i percorsi condivisi per tutti, ma solo le convenienze per la parte politica che le presenta e in cui, se si vuole, ci si può riconoscere. Il disincanto delle urne da parte dell’elettorato attivo, il rifugiarsi nella quotidianità, la distanza tra società e politica attraversano tutte le generazioni, con maggiore preoccupazione, da parte mia, per quelle future.
E poi viene il principio della giustizia sociale. Qui l’Enciclica è chiara. «La giustizia sociale si riconosce, allora, dalla capacità di un ordine sociale, economico e politico di permettere a tutti – ed in particolare ai più fragili – di vivere in modo davvero umano, senza che nessuno sia lasciato indietro». Il “lasciato indietro” è il paradigma con il quale si stanno regolando le politiche economiche e sociali del mondo contemporaneo. Chi non ce la fa non solo non ha strumenti per andare oltre, ma nemmeno l’interesse di coloro che invece “vanno”, quel tanto che basta per girarsi indietro e scorgere che dietro di loro c’è un’umanità che sta camminando a fatica, lento e pesante il passo, e che è fatta di giovani per la maggior parte. Il banco di prova per la giustizia sociale sono le migrazioni dal Sud del mondo e il garantire lo sviluppo integrale dell’uomo nella sua dignità completa. «La giustizia esige il riconoscimento dei diritti sociali e dei diritti dei popoli, e include la responsabilità verso chi verrà dopo di noi».
Appunto, la responsabilità. Chi ragiona di politica perché la vuole fare cristianamente orientata non può prescindere dall’avere chiaro che di ogni pensiero e azione politica è responsabile. Non ci sono avversari né condizioni proibitive, se non quelle poste dall’egoismo e dall’assenza di fraternità.


