Proteggere il territorio
Proteggere il territorio significa prendersi cura della comunità e delle generazioni future. Un impegno globale che comincia anche dalle scelte urbanistiche dei nostri Comuni.
Un patrimonio da custodire
Il luogo in cui viviamo è un bene comune: la sua cura riguarda tutta la comunità. La Terra è l’unico pianeta sul quale, oggi, l’umanità può vivere ed è un bene non riproducibile, che dobbiamo consegnare alle generazioni future nelle migliori condizioni possibili.
Territorio, paesaggio, fiumi e montagne hanno un valore collettivo, indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata dei singoli luoghi. Dalla loro qualità dipendono la nostra vita e quella di chi verrà dopo di noi. Lo stesso vale per l’aria, l’acqua e le risorse del sottosuolo, il cui controllo ha assunto un’importanza strategica, diventando anche motivo di tensioni e conflitti.
L’aria risente dell’inquinamento prodotto da industria, agricoltura, trasporti e attività quotidiane, mentre le emissioni di gas serra alimentano il riscaldamento globale. Anche l’acqua richiede attenzione: occorre proteggerne la qualità, limitarne gli sprechi e regolarne gli impieghi, garantendo i bisogni delle persone e considerando le esigenze dell’agricoltura, delle imprese e degli ecosistemi.
In Italia le acque superficiali e sotterranee appartengono al demanio dello Stato: la natura pubblica della risorsa va distinta dalle forme di gestione dei servizi. La contraddizione resta evidente: dipendiamo da un patrimonio comune che contribuiamo a deteriorare.
Sviluppo, limiti e diseguaglianze
Già nel 1972 il rapporto I limiti dello sviluppo, promosso dal Club di Roma e realizzato da studiosi del Massachusetts Institute of Technology, analizzava i rapporti tra popolazione, produzione, risorse e inquinamento. Attraverso diversi scenari mostrava che, in un pianeta finito, la crescita dei consumi materiali incontra dei limiti, ma anche che sono possibili condizioni di maggiore equilibrio.
Queste riflessioni hanno contribuito al dibattito sullo sviluppo sostenibile: soddisfare i bisogni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future. Altre proposte, come la “decrescita felice”, invitano a ridurre consumi e produzioni superflui o dannosi.
Occorre però evitare le generalizzazioni. Consumi, responsabilità e possibilità di intervenire sono distribuiti in modo diseguale tra Paesi e gruppi sociali. Chi dispone di risorse abbondanti vive condizioni molto diverse da chi fatica a soddisfare i bisogni essenziali.
Il ruolo concreto dei Comuni
Che cosa possiamo fare come cittadini e amministrazioni locali? Molto, a partire dal governo del territorio, richiamato dall’articolo 117 della Costituzione. La pianificazione comunale traduce la responsabilità ambientale in scelte che incidono sui luoghi in cui abitiamo.
Due questioni sono centrali: contenere il consumo di suolo e rispondere al cambiamento climatico. La strategia europea indica l’obiettivo del consumo netto di suolo pari a zero entro il 2050, riducendo le nuove trasformazioni e recuperando superfici già artificializzate. L’Unione europea punta inoltre alla messa a dimora di almeno tre miliardi di alberi aggiuntivi entro il 2030, nel rispetto dei principi ecologici.
Questi impegni devono accompagnarsi a edifici più efficienti, attività produttive con minori consumi ed emissioni e comportamenti quotidiani più responsabili.
Recuperare prima di occupare nuovi terreni
In Veneto, la legge regionale n. 14 del 2017 ha introdotto strumenti per contenere progressivamente il consumo di suolo, prevedendo quantità massime ammissibili assegnate ai Comuni. Questi limiti sono un tetto entro cui compiere scelte motivate, non superfici da utilizzare necessariamente.
Prima di occupare nuovi terreni, occorre valutare i bisogni effettivi della comunità e le possibilità di recuperare edifici inutilizzati, riqualificare aree dismesse e migliorare gli insediamenti esistenti.
Amministrare il territorio richiede uno sguardo che superi i cinque anni del mandato. È nella capacità di considerare gli effetti delle decisioni sulle generazioni future che si misura una politica attenta al bene comune.
Più verde e suoli permeabili
Il regolamento europeo sul ripristino della natura, n. 2024/1991, prevede piani nazionali e obiettivi anche per gli ecosistemi urbani. Entro il 2030 richiede di evitare una perdita netta complessiva, a livello nazionale, di spazi verdi e copertura arborea rispetto al 2024, salve le esclusioni previste; dal 2031 ne prevede il progressivo incremento.
Per i Comuni significa tutelare gli alberi, creare nuovi spazi verdi e ridurre le superfici impermeabili. Sono azioni utili anche contro le isole di calore, dove asfalto, cemento e scarsità di vegetazione favoriscono temperature più elevate.
Rimuovere, dove possibile, le pavimentazioni impermeabili e restituire spazio a terra, erba e alberi è ciò che si definisce depavimentazione o desigillazione. Anche i materiali permeabili favoriscono l’infiltrazione delle piogge. Interventi concreti che rendono gli abitati più freschi e migliorano la qualità della vita.
Nell’ottavo centenario della morte di san Francesco, il richiamo a «sora nostra matre Terra», ripreso da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ del 2015, ci ricorda il legame tra ambiente, comunità e responsabilità verso il futuro. La cura della casa comune comincia anche dalle nostre scelte locali.
Questa che hai letto è una sintesi. L’articolo completo lo trovi cliccando qui: https://www.casadeicittadini.it/notizie-progetti/la-terra-e-un-bene-comune .


