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giovedì, Aprile 30, 2026

Come ci si informa oggi

Nell’era della digitalizzazione e dell’accesso immediato alle informazioni, è fondamentale esplorare le modalità attraverso le quali le persone si informano. Questo articolo analizza le fonti, i canali e le strategie utilizzate per rimanere aggiornati, evidenziando le sfide e le opportunità offerte dalla tecnologia moderna. L’importanza di un approccio critico e consapevole nella fruizione delle notizie sarà un tema centrale di discussione.

Un po’ di storia

Per molti secoli l’informazione in generale è stata confinata in ambiti piuttosto limitati e diffusa per lo più oralmente. Si andava dai colloqui in famiglia e nel vicinato, all’addestramento sul lavoro, alle ordinanze dei capi civili o militari, alle disposizioni religiose. Per pochissimi , la capacità di leggere forniva qualche elemento in più.

Il privilegio dell’informazione scritta era dunque riservato a cerchie molto ristrette di intellettuali (filosofi, scienziati, letterati), con accesso a papiri o pergamene, oppure ai capi politici, militari o religiosi. Le principali opere o le missive potevano anche arrivare lontano, però sempre attraverso canali assai delimitati, per esempio le biblioteche dei monasteri, dove operavano gli amanuensi. Pensiamo alle opere classiche greche o latine, oppure alle epistole di san Paolo o agli editti di Carlo Magno. La biblioteca di Alessandria d’Egitto ambiva ad essere il deposito di tutto il sapere. 

Dal XV secolo, la diffusione della stampa a caratteri mobili ha moltiplicato le opportunità di informazione, almeno per quanti sapessero leggere. Che erano sempre una minoranza, nonostante una certa presenza di scuole civili o religiose, accessibili più agli uomini che alle donne.

Col XVIII secolo in Europa, e poi nei Paesi di cultura occidentale, si fece lentamente strada il principio di offrire a tutti un’alfabetizzazione di base. È anche l’epoca delle opere “enciclopediche”, cioè idealmente scritte per consentire l’accesso a tutto lo scibile dell’epoca. I principali depositi del sapere rimasero  le biblioteche private e pubbliche: tanto che, ancora oggi, la Library of Congress di Washington somiglia a una versione moderna della mitica biblioteca di Alessandria. 

Arriviamo all’Ottocento. Nel romanzo di Jules Verne “Il giro del mondo in 80 giorni” si legge che già allora la posa dei cavi telegrafici sottomarini e la diffusione dei giornali consentivano di trasmettere e diffondere immediatamente le notizie a lunghissima distanza.

Dal primo Novecento, l’invenzione della radio ha distribuito capillarmente le informazioni, senza necessità di cavi: ad esempio, l’ebrea Anna Frank, pur nascosta nel suo rifugio di Amsterdam per sfuggire ai nazisti, poteva avere notizia del fallito attentato a Hitler.

Le novità dal secondo Novecento

Sappiamo tutti che televisione, computer e reti telematiche hanno trasformato totalmente l’informazione degli ultimi decenni. Le novità si sono avvicendate con ritmi sempre più incalzanti.

Un esempio tra gli altri potrebbe riguardare la ricerca di informazioni per qualsiasi motivo, non importa se per curiosità personale o per studio.

Fino agli anni Settanta era usuale approcciarsi a un tema nuovo consultando un’enciclopedia, così come si faceva dal Settecento. Se necessario, si ricercavano poi libri o riviste specializzate. Quando quei testi non erano disponibili nella biblioteca più prossima, occorreva recarsi di persona là dove erano reperibili, oppure farseli mandare in prestito (certe opere molto rare si riproducevano su microfilm). Sembra passato un tempo lunghissimo, eppure si parla di appena due generazioni fa.

La diffusione di Internet ha cambiato radicalmente questi approcci. Non solo i testi scientifici, ma anche le attività quotidiane ne furono influenzate. Se nelle parole incrociate andava inserito il nome di una capitale estera ignota, da fine Novecento non la si cercava più in un dizionario enciclopedico, ma si consultava Google. Per gli studiosi, grandi banche dati digitalizzavano i testi e li trasmettevano in rete. Inizialmente per queste ricerche serviva un computer, ma attualmente si usa più spesso il cellulare.

A ben vedere, operazioni normalissime (come cercare una via, una ricetta di cucina o quando arriva un treno) non erano fattibili in rete solo pochi anni fa, quando si utilizzavano mappe stradali, ricettari od orari ferroviari. Oggi non si usano più, con qualche inconveniente quando si presume di poter sapere tutto, come ben sanno i medici quando i loro pazienti si rivolgono a loro dopo avere consultato il “dottor Google”.

Dove andremo a finire?

L’intelligenza artificiale (AI) è notoriamente la principale innovazione informativa contemporanea.

Tutti sanno che la caratteristica principale consiste nel poter interrogare AI col linguaggio che si usa normalmente ogni giorno con le persone reali. Si pongono le domande, si ottengono istantaneamente le risposte, poi si possono anche richiedere approfondimenti, oppure ribattere.

Infatti, anche l’immensa mole di dati immagazzinata e organizzata in AI può essere insufficiente o sbagliata. In tal caso, è possibile che a un’obiezione il sistema replichi: “Hai ragione” e tenti di correggere l’errore, così come farebbe un essere umano.

Quando non si trovano sbagli, è sorprendente notare la rapidità e la chiarezza espositiva degli elaborati di AI. La simulazione del comportamento umano è molto realistica e la sua utilità è indiscutibile.

Tuttavia, come per tutte le tecnologie, è importante servirsene senza farsi asservire. Molto chiara a questo proposito è la lettura del messaggio di Leone XIV per la sessantesima giornata delle comunicazioni sociali (24 gennaio 2026)[1].

Infine, poiché AI è disponibile per tutti, compresi i disonesti, si sarà sempre alla ricerca di antidoti efficaci contro un suo uso illegittimo. Anche senza considerare condotte più gravemente criminali, si pensi soltanto ai problemi, già emersi, legati ai diritti d’autore: come distinguere un testo scritto da un essere umano da un elaborato di AI? 

Ulteriori sorprendenti sviluppi sono comunque in programma.


[1].https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html

Leggi anche: Setaccio della verità: Verità e algoritmi nell’era digitaleIl Metodo del Dubbio e la Verifica delle fonti

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