7.4 C
Milano
giovedì, Aprile 2, 2026

Il discorso del Premier canadese al meeting di Davos – parte prima

Il premier canadese, Mark Carney, in questi giorni con il suo discorso al Meeting Annuale del WEF ha ottenuto le prime pagine di molti quotidiani internazionali e di quelli nazionali. Carney è un economista di alto profilo, governatore della Banca centrale del Canada (2007),  Governatore della Banca Centrale inglese nel governo di Boris Johnson (2020) e soprattutto per otto anni dal 2011 è stato nominato Presidente del Financial Stability Board, l’organismo internazionale che ha il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale di tutti i Paesi del G20 (rappresentati sia dai propri governi che dalle rispettive banche centrali), la Spagna e la Commissione europea. Da questo economista, laureato ad Harvard in economia, ci si aspetterebbe un discorso dal tono molto tecnico, ed invece sorprende tutti a cominciare dal suo incipit classico. 

Cita  Tucidide, lo storico greco del III secolo A.C., per la massima “i forti fanno ciò che possono e i deboli soffrono ciò che devono” riferita alla cruda realtà della politica internazionale (Atene contro Meli – guerra del Peloponneso) e della gestione del potere tra gli Stati. Sebbene le riprese televisive inquadrino di fronte l’oratore e di spalle gli ascoltatori, c’è chi giura che più di uno in sala si sia precipitato su Google a cercare se costui – Tucidide – avesse un profilo FB.

Carney si oppone a questa logica, al tempo lo aveva fatto anche Tucidide per la verità inascoltato, e lo fa partendo da un’altra metafora. Questa volta sceglie Havel drammaturgo e dissidente nel 1978 dell’allora Cecoslovacchia,  dove in suo saggio del 1978 argomenta il conflitto esistente tra potere e la persona singola e la collettività. La metafora che Carney riporta è quella del cartello esposto davanti ad un negozio, con su scritta una affermazione a cui nessuno dei passanti crede e neanche lo stesso negoziante, ma per il solo fatto di essere vista da tutti diventa verità, perché tutti si conformano ad essa. Havel chiama questo modo di agire del singolo e della collettività “vivere nella menzogna” . 

A  questo punto l’incipit del discorso del premier Carney ha verosimilmente ridotto gli ascoltatori attenti e in grado di seguirlo a poco meno di un terzo dei partecipanti. Prosegue sul sentiero internazionale mettendo in luce che le molte organizzazioni internazionali che hanno fondato la loro stessa esistenza su un sistema di regole accettato da tutti, debbono necessariamente riconoscere adesso che quelle regole del diritto internazionale e del rispetto dei diritti umani, sono ora governate dalla logica predatoria della integrazione economica che spinge gli Stati più forti a imporre nuove regole che condizionano gli Stati più deboli in una forma di assoggettamento al più forte. Ha in mente la politica dei dazi dell’attuale Amministrazione americana e le politiche della globalizzazione senza regole.  

Il risultato della “legge dei più forti” spinge i più deboli a condizioni di sudditanza economica, finanziaria, ambientale e culturale, che li rendono ancora più deboli e gli Stati medi ad organizzarsi tra loro per la ricerca di maggiore autonomia strategica in tutti i settori vitali di uno Stato. 

Il Canada, continua Carney, è un Paese che ha sentito questo campanello di allarme e ha modificato la sua posizione strategica, mettendo al centro delle politiche di diversificazione delle alleanze con gli altri Stati , il concetto di “realismo basato sui valori”: si mantengono fermi i valori che si considerano non negoziabili e si guarda al mondo cosi com’è con le sue differenze senza aspettare che diventi come lo vorremmo. E questa real-politik finnica è passata alla politica canadese tanto da far dire al Carney che in meno di sei mesi hanno firmato dodici accordi commerciali e di sicurezza in tutti e quattro i continenti abitati (esclusa l’Antartide ovviamente).  Il risultato per chi ascolta è l’invito ad imitare la soluzione Canadese come modello vincente per staccarsi dalla egemonia degli Stati forti che con le loro politiche restrittive impongono condizioni di non sviluppo a tutti gli altri Stati.  E pià avanti precisa meglio il concetto quando parla di Stati egemoni e di Hyperscaler. Poichè gli hyperscaler sono i principali fornitori di servizi cloud (come AWS, Microsoft Azure, Google Cloud) che gestiscono infrastrutture di data center offrendo capacità di calcolo, storage e rete distribuite globalmente per supportare Big Data, intelligenza artificiale e applicazioni aziendali, garantendo una scalabilità rapida ed efficiente, si sta riferendo Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure, Google Cloud (GCP), Meta e Alibaba  che dominano il settore, con le prime quattro società tutte americane che rappresentano circa il 78% della capacità globale. La sudditanza è di tutta evidenza ed anche in questo caso Carney invita a contribuire a creare quella rete di connessioni tra commercio, investimenti e cultura che è la base per garantire a tutti un futuro libero e ricco di opportunità. 

Esorta le “potenze medie”, gli Stati come il Canada e l’Italia, a agire insieme sulla scena internazionale ricorrendo alla frase ad effetto pronunciata da Joerg Wuttke, presidente della Camera di Commercio tedesca in Cina, qualche anno fa  «Se non sei al tavolo, sei nel menu, ovvero sei il cibo». Tradotto dal linguaggio diplomatico : se non cerchi di sederti al tavolo delle decisioni , cerca di non essere tra quelli che “stanno per essere mangiati” dai forti che siedono al tavolo.

Carney indica tre azioni concrete per essere protagonisti al tavolo delle decisioni. Prima di tutto serve rendersi conto che l’ordine internazionale attuale è quello che intensifica i conflitti tra le potenze usando la leva della integrazione economica per  piegare la volontà degli Stati più deboli. Carney riprende la metafora del cartello fuori dal negozio per rappresentare le potenze economiche che criticano da una parte e negano dall’altra e l’inerzia degli Stati più deboli. Per contrastare questo andamento generale invita gli Stati medi a costruire una economia interna più forte. La seconda è quella per ciascun Paese di mettere in piedi azioni che riducano sensibilmente la vulnerabilità alle ritorsioni. E questo si ottiene non solo con l’economia interna più forte ma valorizzando le risorse energetiche interne e l’indipendenza dello sviluppo con accordi con Stati nelle stesse condizioni (cd Paesi medi). 

La vera differenza la fa però la consapevolezza di quello che sta succedendo e qui la realpolitik del premier Carney, e la determinazione ad agire di conseguenza. Carney non intende subire il cd “ordine mondiale” senza aver speso tutte le forze per difendere il sistema dei valori di democrazia e di rispetto dei diritti umani in cui molti altri Paesi si riconoscono. E per Carney consapevolezza è riconoscere che “quanto scritto su quel cartello è falso” e procedere a levarlo dal negozio. La potenza dei Paesi medi è tutta nella “capacità di smettere di fingere, chiamare le cose con il loro nome”, costruire la propria forza in patria e agire insieme agli altri Paesi. 

Gli applausi per il coraggio,  sincerità e schiettezza con la quale si è espresso il premier canadese sono il riconoscimento di una sentita partecipazione ad un discorso che poteva essere formale ma non lo è stato. 

La riflessione più generale sulla portata del suo discorso e di quanto lo stesso inviti anche ciascuno di noi a “togliere il cartello dalla vetrina del negozio” ammettendo che quello che ci è scritto sopra è una palese menzogna, lo lasciamo alla seconda parte dell’articolo nella prossima settimana.

Related Articles

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Stay Connected

206FansLike
23SubscribersSubscribe

Latest Articles