Art. 11 della Costituzione italiana
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Come la maggioranza di coloro che seguono l’attualità, anche io in queste settimane sto seguendo con apprensione le notizie internazionali in cui domina la guerra iniziata da USA e Israele nei confronti dell’Iran e di Hezbollah in Libano. Ho notato come lo scenario palestinese e quello ucraino siano andati fuori dalla attenzione dei mezzi di comunicazione di massa. Il presidente degli Stati Uniti Trump non passa giorno senza fare dichiarazioni roboanti e quasi incomprensibili alle orecchie mie e della gente comune sulla guerra in Iran, omettendo qualsiasi altro riferimento alle altre due guerre in corso.
Persino la Meloni, presidente del consiglio, ha dovuto fare dichiarazioni contro le affermazioni di Trump in relazione al Papa americano Leone XIV, criticando finalmente le scelte di Trump quanto a politiche internazionali. Ma Trump ha affermato che ormai il rapporto con il nostro presidente del consiglio si è modificato, e che lui non riesce a capire quali siano le ragioni che hanno indotto la premier Meloni a modificare l’atteggiamento nei suoi confronti.
Qualche maestra elementare forse dovrebbe mandare una lettera a quest’uomo per spiegargli che di solito gli stati democratici hanno delle Costituzioni e che l’Italia dal 1946 ha una Costituzione che, EVVIVA!, ha un articolo 11 che afferma solennemente che questo nostro paese, l’Italia, RIPUDIA la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.
Non possiamo che essere grati ai Padri Costituenti per aver proclamato questo principio fondamentale.
Intanto che fare? Cosa deve fare un Paese come l’Italia a fronte di quanto sta succedendo?
L’Italia è stato uno dei paesi fondatori della Comunità Europea ed è triste che alcuni politici contemporanei non abbiano presente questo fatto nella propria attività quotidiana. L’orizzonte Europa dovrebbe essere costantemente un punto di riferimento ma questa idea sembra essere lontana o di difficile digestione per politici nostrani che coltivano un orizzonte limitato a quello nazionale.
Di fronte a tale miopia politica, l’unica cosa che resta è sperare che qualche politico si renda conto che bisogna lavorare, e lavorare intensamente, non soltanto per recuperare una posizione significativa dell’Italia in Europa, ma per avviare in Europa processi forti di unificazione politica.
Sulla base di quali criteri? Di cosa di concreto? Se si cerca nei siti dell’Unione Europea si scopre che i trattati vigenti si contano sulle dita delle mani mentre uno è rimasto non approvato (grazie a Francesi ed Olandesi). Quello non approvato ha un titolo: “Costituzione dell’Europa”. Andata buca sull’approvazione da parte di tutti della Costituzione i Paesi Europei presenti allora si affrettarono a definire una serie di testi che vennero approvati come “Trattato di Lisbona” e questi ancora oggi sono il principale punto di riferimento per il funzionamento della Comunità Europea.
Ma bisogna andare oltre e per andare oltre bisogna, rileggendo bene quell’articolo 11 della nostra Costituzione che ci invita a cercare un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. La Costituzione Europea fa parte dello scenario che viene evocato da questo articolo 11 della nostra Costituzione nazionale.
Però, alcuni si ostinano a dire che il nostro primo orizzonte deve essere esclusivamente quello nazionale.
Mi viene da chiedere a costoro se leggono i report dell’ISTAT e di altri Organismi pubblici deputati ad analizzare la realtà con criteri definiti da misurazioni rigorose. L’Italia è un Paese in cui la popolazione anziana sta diventando prevalente (ma anche altri Paesi europei sono nelle stesse condizioni) e i nostri nipoti avranno da raffrontare problemi (peraltro annunciati già oggi) che per essere risolti dovranno aprire non l’Italia ma tutta l’Europa a migrazioni di popolazioni che nelle attuali zone occupate da guerre non avranno più risorse per vivere.
Guardando al futuro non possiamo immaginare l’Europa come un fortilizio assediato contenente unicamente popolazioni anziane e stanche e impaurite, ma come una realtà aperta alla Vita e ad un futuro che noi da vecchi non riusciamo neppure a sognare.
Diamoci da fare!


