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martedì, Giugno 30, 2026

Ho un sogno

Una nuova politica senza risse, slogan e sondaggi.

Io ho un sogno: Un Parlamento popolato da volti nuovi, per lo più giovani, seri, onesti, preparati.
Ognuno di loro viene da un territorio preciso, rappresenta una comunità reale di persone che
lo ha scelto e votato in quanto coerente con i propri valori.
Niente sondaggi, niente slogan, niente insulti agli avversari, niente promesse irrealizzabili,
niente nemici da denigrare, niente paure da inculcare… piuttosto un accorato appello alla
partecipazione, al senso del dovere, all’esercizio della responsabilità, alla vigilanza, alla
solidarietà.
Per fare cosa? La promessa di un impegno serio, credibile, documentato. La volontà di voler
affrontare con determinazione le priorità e le emergenze ormai ben conosciute da tutti ma mai
risolte, l’appello a coinvolgere le famiglie, le comunità in un grande progetto di ricostruzione
morale, sociale e ambientale.
L’indicazione di percorsi innovativi che uniscono l’impiego delle più moderne tecnologie al
recupero di strutture a basso costo, delocalizzate in territori abbandonati per rivitalizzare realtà
locali moribonde. La scelta di un modello di sviluppo alternativo, lontano dal consumo
sfrenato, dalla finanza speculativa, dalla competizione estrema, dalla logica dell’usa e getta.
Sogno un Parlamento dove tutti sono degni di essere chiamati onorevoli, dove l’opposizione si
fa confronto, si fa dialogo, si fa ricerca del giusto compromesso perché due occhi danno una
visione più profonda e completa del bene comune da costruire insieme.
Sostegno alle famiglie, una casa ed un lavoro dignitoso, massimo sostegno alla natalità,
all’educazione, alla salute, alla cura dei fragili, alla messa in sicurezza dei territori, sono le
priorità indiscutibili. Massimo sostegno ai giovani che vogliono esprimere la loro creatività e le
loro conoscenze avviando nuove iniziative imprenditoriali.
La politica non può e non deve essere una gara, una rissa, ma piuttosto la responsabilità
gravosa di indicare la via del bene comune, coinvolgendo tutti, tutti, a cooperare per la rinascita del nostro bellissimo Paese, ricco di storia, culla di civiltà cristiana che ha insegnato al mondo intero il rispetto per la dignità unica e irripetibile di ogni essere umano.
Non abbiamo bisogno di leader con pieni poteri, abbiamo bisogno di ricollegare eletti ed
elettori, di creare reti, relazioni, collaborazioni, facilitate ma non sostituite da brevi messaggi
sui social, abbiamo bisogno di partecipazione senza deleghe in bianco, abbiamo bisogno di
indicare da chi vogliamo essere rappresentati, così da poter sentire che in Parlamento c’è
anche un po’ della nostra voce.
Vorrei concludere questo breve articolo, riportando le parole di Papa Leone XIV nel paragrafo
13 dell’enciclica Magnifica Humanitas:
“Costruire un mondo in cui tutti possono “fiorire” esige una corresponsabilità coraggiosa…. A
ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e
legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede.
Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli,
tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace. Le
tensioni e le differenze non devono intimorire: possono diventare energie creative quando sono
orientate da una responsabilità condivisa”.

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